Torna l’ottimismo ma Pacini gela tutti: «La crisi durerà»
PISA. A Pisa le imprese che non esportano vanno male, tranne quelle del settore high-tech, ict e meccanica che sono in crescita a prescindere dall’esportazione. Le concerie hanno ottenuto un buon...
PISA. A Pisa le imprese che non esportano vanno male, tranne quelle del settore high-tech, ict e meccanica che sono in crescita a prescindere dall’esportazione. Le concerie hanno ottenuto un buon risultato. Il mercato interno ha fatto registrare consumi ai minimi termini. Preoccupa il numero dei disoccupati in crescita e le sofferenze bancarie che sono raddoppiate nel 2013 rispetto al 2012. Il turismo tiene abbastanza: la leggera flessione è dovuta al calo dei turisti italiani, ma sono aumentati quelli olandesi con 50mila presenze in più, tanto da occupare il secondo posto nella classifica che vede in testa i turisti tedeschi. Il commercio va male, soprattutto il piccolo commercio.
È l’istantanea scattata dalla relazione sull’andamento dell’economia pisana nel 2013 a cura della Camera di commercio.
«Di fronte a tutti questi dati negativi che indicano che la crisi c’è e non è finita - dice il presidente Pierfrancesco Pacini - l’elemento positivo è l’attrattività di Pisa: Piaggio ha portato a Pontedera parte della produzione realizzata in Spagna, ma anche la realizzazione del magazzino centro ricambi mondiale; Saint Gobain ha inaugurato un nuovo forno nel 2011 con 90 milioni di euro di investimenti; Welcome Italia aprirà entro l’anno una sede a Montacchiello con un investimento di 10 milioni di euro. Le previsioni per il 2014 non sono positive perché non ci sono segnali di ripresa, ma gli imprenditori mostrano maggiore ottimismo».
La provincia di Pisa sembra soffrire di più rispetto alla Toscana e al resto del Paese. Nel Granducato il valore aggiunto prodotto nel 2013 risulta di 4,9 punti inferiore rispetto al picco pre-crisi, ma Pisa ne perde addirittura 6,5, tornando ai valori del 2005.
Le indagini congiunturali condotte sul manifatturiero pisano fanno registrare un’ulteriore flessione della produzione (-4,5% nel 2013). L’andamento dei primi tre mesi del 2014 mostra un ulteriore aggravamento per l’industria pisana, che segna una contrazione dell’attività produttiva del 2,2%.
Dai mercati esteri arrivano i risultati migliori: il fatturato manifatturiero pisano nel 2013 segna un +0,3% e un -5,7% sul mercato domestico. L’export a Pisa avanza del 2,9% portandosi a quota 2,7 miliardi di euro.
A livello settoriale le esportazioni crescono grazie alla filiera delle pelli (cuoio e calzature) e la meccanica che nel loro complesso rappresentano 2,1 punti di crescita sui 2,9 delle esportazioni. L’aumento in valore delle importazioni (+9,5%) è quasi interamente imputabile alla filiera delle pelli dovuta alla crescita delle quotazioni internazionali del pellame.
Il dato che colpisce è la diminuzione, dal 64,8% del 2012 al 63,2% del 2013, del tasso di sopravvivenza delle imprese a tre anni dalla loro apertura. Ma nel 2013 sette imprese su cento hanno aumentato il fatturato mentre nel 2012 erano quattro su cento. La quota di imprenditori che ha effettuato investimenti nel 2013 è di appena il 9%.
Il risultato conferma l’atteggiamento “attendista” da parte delle imprese, ma l’aumento di imprenditori che hanno destinato i prestiti alla ristrutturazione del debito (passate dal 16% del 2012 al 53% della presente rilevazione) desta fortissime preoccupazioni perché è connesso al diffondersi di situazioni di crisi aziendale.
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