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Anche col pc usato può nascere un doppio affare
Originale trovata di un giovane: la seconda mano della tecnologia Chi vende racimola un po’ di euro, chi compra risparmia
PONTEDERA. Riciclare. Una parola come tutte le altre fino a qualche tempo fa. Diventata però un ordine da quando la crisi ha fatto irruzione in Italia. L’acquisto di seconda mano ora va forte, soprattutto se permette di risparmiare centinaia di euro.
Dall’altra parte, invece, ci sono i commercianti, che per paura di abbassare la propria saracinesca in maniera definitiva si inventano nuove formule di vendita. Tra queste c’è l’originale trovata di Andrea Castellani, titolare del negozio di elettronica Essedi, a Pontedera. Insieme ai nuovi modelli di pc portatili nel negozio di Andrea fanno bella mostra anche apparecchi usati. Con poco più di 100 euro quindi è possibile impossessarsi di un vero e proprio gioiellino della tecnologia, che magari non ha neanche un anno di vita. Perché a varcare la soglia del suo esercizio non sono soltanto “macchine” – come le chiamano i tecnici – datate e ormai valutate poche decine di euro. Ma anche veri e propri bolidi dell’informatica ancora incellofanati.
«Li portano qui perché hanno bisogno immediato di soldi liquidi. Non importa se sia un regalo, se sia nuovo e perfettamente funzionante. A molta gente servono contanti e il pc spesso è visto come un bene di troppo: un oggetto da cui ricavare guadagno».
Mentre spiega la preoccupante tendenza del mercato a cui assiste quotidianamente Andrea sembra non credere alle sue stesse parole. Il motivo di tanta sorpresa viene rivelato qualche secondo più tardi. «Vendere un portatile seminuovo vuol dire andare incontro a una perdita economica. Vi faccio un esempio: per un prodotto che sul mercato si trova a 350 euro io sono disposto a darne 160, per poi rivenderlo a un prezzo leggermente rialzato. Non ci guadagno molto, credetemi».
Ed è facile farlo dando un occhio alle statistiche. Da gennaio i pc ritirati sono stati 147, mentre quelle rivenduti a un secondo acquirente non sono nemmeno la metà. «Quasi il 50% delle persone rivende il proprio computer per necessità di soldi. Gli altri si presentano con marchingegni vecchi e pieni di polvere», spiega Andrea, che nel frattempo sta cercando qualcosa in magazzino. «Volevo farvi vedere questo ». E tira fuori un portatile praticamente distrutto. La tastiera non c’è più e lo schermo è rotto. A prima vista sembrerebbe prelevato da una discarica. Ma anche da un rottame è possibile racimolare qualche spicciolo. «Lo valuto 5 euro. Alcune parti infatti non sono andate distrutte e potrebbero essere riutilizzate per altri apparecchi».
Un paio di colazioni pagate con quello che poteva essere un rifiuto. Mica male. Dalla fusione di due bisogni, risparmio e liquidità, può anche nascere un’alternativa vantaggiosa per chi del pc non può veramente farne a meno. Come gli extracomunitari che vogliono mantenere i contatti con i parenti in patria. Anche loro si rivolgono ad Andrea.
Non per vendere, ma per comprare. «Chiedono computer usati di ogni tipologia, a patto che abbiano una web cam, in modo da poter videochiamare i propri cari a distanza di migliaia di chilometri». Dietro al bancone è facile misurare la febbre alla recessione economica. «Qualcuno entra e prova a contrattare sul prezzo – racconta sorridendo Castellani – e quando è possibile si cerca sempre di andare incontro alle esigenze della clientela».
Si parte da un pc usato, passando per la formattazione nella sede centrale di Livorno, quindi la riconsegna per la vendita al pubblico. Un processo facile per commercianti e compratori. Un fenomeno che rischia di dilagare visti i tempi che corrono.
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