Meteo
In sella alla Vespa fin sulle dune del deserto africano
L’avventura di quattro amici soci del club pontederese Il racconto dei protagonisti Renzo, Luca, Sauro e Claudio
PONTEDERA. Un po' come nel terzo film di Gabriele Salvatores, “Marrakech Express” (1989), quattro amici di Milano che partono dall'Italia, vanno in Marocco e alla fine si ritrovano, in bicicletta, tra le dune di quello scottante deserto africano. Solo che questa volta gli amici in questione (sempre quattro: Renzo Mariotti, Luca Pardini, Sauro Aldi, Claudio Bigazzi) non sono milanesi ma pontederesi, e fin nel cuore del deserto marocchino ci sono arrivati in Vespa, anziché pedalando.
Sempre due ruote sono, ma vuoi mettere. Al contrario di quanto succedeva ai protagonisti di quella bella pellicola, Ponchia, Paolino, Marco e Cedro, nessun rocambolesco progetto in mente, nessun antico sodale da tirar fuori di galera, nessuna grana legata al possesso di stupefacenti, per carità. Solo voglia di avventura, di scenari esotici, di strade difficili su cui testare l'affidabilità, la generosità, la resistenza dei propri velocipedi Piaggio.
A orchestrare il tutto ci ha pensato il Pardini, membro come gli altri tre del Vespa Club Pontedera, eclettico passionista dei lunghi tragitti delle gite molto, ma molto fuori porta: e se la porta successiva è quella di una Medina, di uno sperduto tempio, di un qualche remoto villaggio in cui sopravvivono pittoresche pratiche ancestrali, tanto meglio. Aitanti giovanotti sulla sessantina, Mariotti, Pardini, Aldi e Bigazzi sono partiti per il Marocco in aereo. Le Vespa invece sono salpate dal porto di Genova.
«Che mezzi avevamo a disposizione? Una bella miscela tra vecchio e nuovo: Px 200 degli anni Ottanta e Gran Turismo 300, quelle di ultima generazione. 2.050 chilometri in una settimana, e tutte quante si sono comportate in modo egregio: a parte un paio di forature - robetta! - nessun problema meccanico».
Renzo Mariotti racconta entusiasta, davanti a sé una stropicciata cartina geografica e le foto dell'impresa, conclusasi alcuni giorni fa: la carovana di vespisti che solca mari di sabbia accesi dal tramonto, sosta vicino a abbacinanti dirupi, posa tra stradine affollate di mercanzie colorate, transita davanti agli sguardi rapiti della popolazione autoctona.
«Sì, è stato Pardini a coinvolgerci tutti. Lui ha un'esperienza ventennale coi viaggi di questo tipo, è uno che conosce un sacco di posti - due anni fa, sempre in Vespa, fece un raid in Tunisia - e sa arrivare laddove neanche le più accanite agenzie oserebbero mai portarti».
Prima tappa sull'oceano atlantico: un centinaio di chilometri lungo la costa, fino ad Agadir. Poi all'interno, verso Tafraout. Poi Tagounite, poi Nkob, «da dove comincia il deserto vero e proprio», poi ancora verso ovest, fino a Merzouga. «
Lo spettacolo delle dune: un dedalo, un vero labirinto...», l'indice di Renzo ricostruisce pazientemente il tragitto sulla cartina, zigzagando tra quei nomi difficili da pronunciare, «ci scortava gente del posto che conosce bene quegli itinerari, sennò chi ne usciva più. Poi, passando dalle gole di Boumalne Dades, siamo tornati indietro. Strade impressionanti. Gli scenari che mi hanno colpito di più? A parte le dune, che ovviamente le aspettavamo in gloria, le montagne dell'Atlante: siamo saliti fino a 2.500 metri, lungo impervie mulattiere vietate ai grandi mezzi: sono i vecchi passaggi che i carovanieri del deserto utilizzavano per raggiungere Marrakech. Uno spettacolo. Soprattutto se attraversati con la Vespa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
