La tenuta non è in regola 8mila suini verso il trasloco
Cenaia, la Provincia registra inadempienze per contenere le maleodoranze «Otto mesi per regolarizzarsi». Dall’azienda: 26 posti in ballo, provvederemo
CRESPINA LORENZANA. Tutto gira intorno alle maleodoranze da contenere. Miasmi che le frazioni di Cenaia e Lavoria conoscono bene, da sempre. Con non poche polemiche sollevate negli anni. Portare avanti un maxi allevamento di 8mila maiali non è poca cosa: eppure gli interventi previsti nel progetto di adeguamento presentato dalla tenuta agricola di Torre a Cenaia due anni non ci sono. A prendere provvedimenti è la Provincia di Pisa: le proroghe sono finite e ora si passa all’ultimatum. Otto mesi per mettersi in regola, pena la sospensione dell’autorizzazione integrata ambientale.
«Il mancato ripristino del sistema di trattamento anerobico fa dedurre che per tutto l’anno 2013 sia stata attuata tecnica di spandimento degli effluenti non conforme a quella proposta dalla tenuta agricola», si legge nella determina provinciale del 6 marzo scorso. Il documento è puntuale: si passano in rassegna sopralluoghi, conferenze dei servizi, inadempienze, mancata concretizzazione della lettera d’intenti con il Comune.
Secondo la Provincia, rispetto al progetto definitivo depositato dalla tenuta il 28 novembre 2012 per contenere maleodoranze e procedere allo spandimento di fanghi con tecniche all’avanguardia non c’è traccia.
«Dovevano realizzarsi entro il 30 ottobre 2013», spiegano nella determina. A questo punto la tenuta che impiega 26 addetti, e che da un paio di anni sta cercando di investire sullo sviluppo ricettivo puntando a diventare dimora di charme, ha 8 mesi di tempo per mettersi in regola. «Si consente il proseguo dell’allevamento dei suini, limitatamente a quelli presenti ad oggi, fino al loro trasferimento ad altra destinazione», si scrive.
Dal canto suo l’azienda, rilevata nel 2004 dalle famiglie bresciane Coppini e Terzi, protagonista di importanti investimenti nel settore dello sviluppo ricreativo e ricettivo, si mostra pronta e collaborativa. L’impegno di cambiare faccia a quei 550 ettari (un quinto di tutto il Comune) dove nel 1500 è nato il conto Robert Pitti ferrandi, è chiaro. «L'azienda ha già avviato un percorso di progressiva dismissione dell’attività di allevamento, togliendo uno dei due centri zootecnici esistenti al momento dell'acquisto da parte dell'attuale proprietà ed alla realizzazione di interventi quali la ristrutturazione della cantina, la realizzazione del birrificio ed il recupero per attività turistico ricettive di strutture aziendali esistenti», spiega Stefano Repetti, consulente tecnico della tenuta. Si guarda al peggio: «La sospensione dell'attività di allevamento si ripercuoterà negativamente anche sulle altre attività dell'azienda, che attualmente impiegano 26 addetti, con inevitabile chiusura di queste iniziative e sostanziale attività di mera sopravvivenza dell'azienda». L’azienda corre ai ripari: «Per questo abbiamo già posto in essere parte delle iniziative richieste nella determina della Provincia di Pisa e provvederemo ad ultimarle entro giugno».
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