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Pontedera

Il telefonino del giovane morto trovato a casa dell’infermiere

Il telefonino del giovane morto trovato a casa dell’infermiere

Sotto processo per peculato il dipendente del pronto soccorso in servizio all’arrivo del paziente Un ventenne era deceduto a causa di una overdose dopo una notte di sballo in discoteca

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PISA. Stavano indagando per ricostruire gli ultimi contatti di un giovane morto per overdose in una discoteca quando, seguendo il “percorso” del cellulare della vittima sparito tra gli effetti personali, scoprirono che il Nokia era intestato a una donna di Fornacette. Chi lo usava, però, era il marito. Un infermiere in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Lotti di Pontedera. Lo stesso luogo dove morì, senza mai riprendere conoscenza, Aldo Valentini Pallotto, 20 anni, di Zoagli (Genova) il primo maggio 2011, per overdose dopo aver partecipato alla festa di chiusura della discoteca Insomnia di Ponsacco.

Ora quell’infermiere, Alessandro Bocini, 41 anni, originario di Cerreto Guidi, ma residente a Fornacette, è finito sotto processo per peculato. L’accusa della Procura della Repubblica, rappresentata in udienza dal pm, Paola Rizzo, è quella di essersi appropriato, nel suo ruolo di incaricato di pubblico servizio, del telefonino mentre il giovane era in stato di coma al pronto soccorso. Un’accusa che l’imputato respinge nel modo più assoluto.

Aldo Valentini Pallotto, professione manovale, morì all’ora di pranzo del primo maggio 2011. Era arrivato al pronto soccorso del Lotti in overdose verso le 5,30. Si era sentito male all’Insomnia dopo una notte di sballo.

In aula davanti al collegio (presidente Murano, a latere Poggi e Bencivinni) hanno testimoniato i genitori del giovane, figlio unico di Stefano e Gloria.

«Per noi quel telefonino può essere utile per capire chi possa aver ceduto ad Aldo le droghe che lo hanno ucciso – hanno ribadito in udienza i genitori -. Sul cellulare conservava foto, filmati, sms. La causa del decesso è overdose. Lui, però, non era abituato ad assumere droghe. Aveva anche un livido sotto un occhio e l’orma di una pedata sul retro dei pantaloni. Potrebbe essere stato aggredito. Quando l’ospedale ci ha restituito il sacco con gli effetti personale il cellulare non c’era. Noi abbiamo fatto denuncia perché crediamo che il telefonino possa servire alle indagini su chi ha venduto la droga a nostro figlio». Altri tre giovani si erano sentiti male nella discoteca che poi ha cambiato nome lasciandosi alle spalle storie di eccessi esaltata da alcol e droghe.

Sul banco dei testimoni è passato anche il vice questore, Luigi Fezza, dirigente del commissariato di Pontedera.

«Partimmo subito con le indagini per risalire a chi aveva venduto la sostanza stupefacente alla giovane vittima – ha ricordato Fezza –. Ottenuta l’autorizzazione a seguire il cellulare sparito (attraverso il codice Imei, ndr) scoprimmo che l’apparecchio era intestato a una donna di Fornacette, ma veniva utilizzato dal marito. Era Alessandro Bocini, infermiere in servizio al pronto soccorso».

Sono stati sentiti anche un medico e due infermiere del pronto soccorso del Lotti. Dal loro racconto è emerso che l’imputato non prese subito in consegna il paziente. E quindi non riempì il sacco con i suoi effetti personali. Lo fecero altri. Lui fu chiamato a sostituire un collega in ritardo rispetto al turno montante delle 7 e rimase con il giovane che di lì a poco morì solo una decina di minuti.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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