Morto a distanza di 2 anni dalla caduta lungo il ponte
Inciampò sul marciapiede sbattendo la faccia contro un palo del guard-rail Perse un occhio e l’autosufficienza. Sott’accusa la Provincia di Pisa
SANTA CROCE SULL’ARNO. Si è spento pochi giorni fa, all’età di 84 anni, nella sua abitazione di San Donato, il signor Dario Chesi, a quasi due anni esatti dal terribile incidente che lo aveva visto protagonista. Una caduta dagli effetti devastanti, che lo aveva irrimediabilmente segnato nel fisico ma senza mai scalfirne lo spirito né la lucidità. Un incidente che ha messo sotto accusa le condizioni del ponte di Santa Croce, accendendo l’attenzione, più in generale, sul problema sicurezza che coinvolge tante infrastrutture, ormai datate, realizzate senza la giusta attenzione per i pedoni. Era il 24 febbraio del 2012 quando Chesi, di ritorno dalla tradizionale passeggiata di ogni giorno fino a Santa Croce, per un motivo che non è stato possibile accertare con sicurezza, cadde lungo il marciapiede proprio all’inizio del ponte sull’Arno, sbattendo violentemente la faccia contro uno degli spigoli dei pali in acciaio che sostengono il guard-rail. Un incidente spaventoso, che aveva comportato per Chesi la perdita definitiva di un occhio e dell’autosufficienza, dopo oltre un mese di coma, con il volto rimasto gravemente sfigurato. Una vicenda finita in Tribunale, con l’apertura di una causa civile da parte della famiglia nei confronti della Provincia, su cui ricade la competenza del ponte. Lo scorso mercoledì, Chesi è deceduto nella propria abitazione.
«È morto all’improvviso, non ce l’aspettavamo – racconta la figlia Brunella –. La sera precedente mio padre aveva accusato problemi a respirare, ma onestamente non possiamo dire se l’incidente possa aver influito o meno. Per saperlo sarebbe servita l’autopsia ma abbiamo preferito non farla. E pensare che solo venti giorni fa si era sottoposto ad un intervento chirurgico di ricostruzione estetica del volto: stavamo aspettando la protesi». Ad ogni modo, la figlia ricorda che Chesi è rimasto sempre lucido, fino all’ultimo, nonostante i gravi effetti dell’incidente: «È un miracolo che fosse sopravvissuto», aggiunge. Da allora, infatti, l’uomo non è più stato autosufficiente, incapace di uscire di casa come faceva ogni giorno se non accompagnato dai familiari. Inizialmente, attraverso il proprio legale, la famiglia aveva avanzato una richiesta risarcitoria, esclusa dalla Provincia per l’assenza di riscontri oggettivi che dimostrassero che Chesi fosse inciampato, come sostenuto dai familiari, in uno dei bulloni che fissano la spalletta del ponte. Da qui la causa civile, per dimostrare, al di là dei motivi della caduta, l’assoluta e oggettiva pericolosità della struttura. Questione sulla quale la famiglia, alla luce della scomparsa di Chesi, tornerà a confrontarsi in questi giorni con il proprio legale.
La Provincia, invece, dal canto suo, ha sempre escluso ogni responsabilità oggettiva a proprio carico, spiegando che il guard-rail rispetta le normative in vigore al momento della sua costruzione, e che nel frattempo nessuna nuova norma è intervenuta per obbligare gli enti ad intervenire, magari installando un qualche sistema di protezione.
Giacomo Pelfer
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