Il Tirreno

Pontedera

Con la somma urgenza i lavori proseguiranno per finire a settembre

di Giacomo Pelfer
Con la somma urgenza i lavori proseguiranno per finire a settembre

L’annuncio del sindaco di San Miniato per i lavori a Roffia «Continueremo ad operare con le aziende del territorio»

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SAN MINIATO. La filosofia, in un certo senso, è quella di approfittare dell’emergenza per riprendere i lavori e non fermarli più, fino a quando tutta l’opera non sarà finita. È la strada che il Comune di San Miniato ha concordato con la Regione per portare a termine la cassa d’espansione di Roffia. «I lavori adesso non saranno più interrotti, ma proseguiranno con il criterio della somma urgenza fino a quanto l’opera non sarà finita». Ad annunciarlo è il sindaco Vittorio Gabbanini, che ha confermato l’impegno anche nell’incontro di ieri sera con i cittadini di Roffia e Ontraino. «Se saremo bravi – dice – e le aziende del territorio ci daranno la loro disponibilità, potremmo concludere i lavori entro settembre». L’obiettivo è quello di superare ogni ostacolo burocratico, portando avanti i cantieri in via straordinaria, come è già avvenuto nelle ultime settimane dopo la prima piena del 31 gennaio, che aveva costretto all’evacuazione delle famiglie. Un percorso, quello intrapreso dall’amministrazione, che il sindaco difende con forza: «Perché contro di noi – dice – sono state dette cose ingenerose».

L’argine ricostruito. Il dirigente Alessandro Annunziati mostra il risultato dei lavori condotti dopo la piena del 31: «L’argine eroso è già stata ricostruito fino alla quota di 24,5 – spiega – che è la stessa di tutti gli argini a valle e a monte di Roffia. Con la cassa d’espansione sarà innalzato fino a quota 26,5. Adesso occorrerà ricostruire anche l’argine tra l’Arno e il lago». «Come dimostrato dalla seconda piena del 10 febbraio – sottolinea Gabbanini - l’argine ricostruito a tempi di record ha tenuto, mentre l’Arno ha allagato l’area sulla sponda nel Comune di Fucecchio. È stata determinante la scelta di intervenire subito, immediatamente dopo la visita del presidente Enrico Rossi: un’ora dopo, le aziende del territorio che avevamo contattato erano già sul posto».

La ripresa dei lavori. Un’emergenza, com’è noto, causata dai lavori per la cassa d’espansione fermi da mesi, dopo il fallimento delle due società che si sono avvicendate nell’appalto: «Purtroppo siamo stati sfortunati – dice il sindaco – e in casi come questi non è semplice far ripartire i lavori: basti pensare a cosa è successo con il Poteco o con il sottopasso di Isola. Occorre comunque precisare che le opere fin qui realizzate sono state fatte bene: tutto il problema è nato dal vecchio argine costruito tanti anni fa». Da qui la necessità di concludere rapidamente l’opera con la formula della somma urgenza. «Per farlo – spiega Gabbanini – occorrerà un adeguamento della legge regionale, per poter pagare le aziende del territorio che sceglieranno di proseguire». «Quando i lavori si sono interrotti – ricorda l’assessore Mariateresa Piampiani – l’opera era già all’80%. Abbiamo quindi operato perché l’emergenza diventasse un’occasione per riprendere i lavori».

La gestione dell’emergenza. Nelle ultime settimane, tuttavia, non sono mancate le critiche da parte dei cittadini. «Critiche ingenerose – dice il sindaco – alla luce di quello che abbiamo fatto e dimostrato. Tutte le istituzioni, del resto, ci hanno fatto i complimenti per come abbiamo gestito l’emergenza. E vogliamo ringraziare tutti i volontari della nostra protezione civile che sono stati preziosissimi». «Il nostro sistema di emergenza è stato messo alla prova – aggiunge il vicesindaco Chiara Rossi – e credo di poter dire con orgoglio che abbia funzionato molto bene». Un sistema, tuttavia, che in futuro potrebbe non bastare se dalla Stato non arriverà un’inversione di rotta: «Ai 2 milioni di Roffia – ricorda Gabbanini – vanno aggiunti circa 300mila euro di danni per le frane. Non basta la somma urgenza: lo Stato deve investire in prevenzione».

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