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Arriva in Cassazione la lite Comune-Cerbaie
MONTOPOLI VALDARNO. Arriva fino in Cassazione la disputa ormai ultradecennale tra il Comune di Montopoli e la società Cerbaie Spa. Una battaglia a suon di carte bollate tra l’amministrazione e il...
MONTOPOLI VALDARNO. Arriva fino in Cassazione la disputa ormai ultradecennale tra il Comune di Montopoli e la società Cerbaie Spa.
Una battaglia a suon di carte bollate tra l’amministrazione e il vecchio gestore idrico del Basso Valdarno, confluito in Acque Spa nel 2002 con la nascita degli Ato, e tutt’oggi esistente come rappresentante dei Comuni del Valdarno nel cda della stessa Acque. Una disputa ereditata dalla giunta Bonciolini e destinata giocoforza ad entrare nell’agenda del prossimo sindaco.
All’origine dello scontro ci sono una serie di questioni patrimoniali pendenti, scaturite dalla convenzione stipulata tra Comune e Cerbaie nel lontano ’96 per l’uso e la gestione delle reti, dei pozzi e degli impianti di distribuzione idrica di proprietà dell’amministrazione. Convenzione interrotta prima del tempo, nel 2002, per l’adesione di Montopoli alla nuova gestione unitaria di Ato, lasciando così in sospeso alcuni punti del contratto, per i quali Cerbaie aveva presentato al Comune un conto da oltre 1 milione di euro, poi ridimensionato a circa 400mila.
Un po’ di storia. La disputa, in pratica, riguarda gli investimenti realizzati da Cerbaie durante il periodo della convenzione. In base agli accordi, il Comune avrebbe potuto decidere, al termine del contratto, se riscattare o meno tali migliorie. Inizialmente, con una delibera del 2009, la giunta aveva optato per il riscatto, ricevendo da Cerbaie la richiesta di 1 milione e 369mila euro. Un conto giudicato eccessivamente salato dall’amministrazione, che aveva quindi richiesto una perizia condivisa, con la quale la stima era stata ridotta a soli 411mila euro. Nel 2013, però, Cerbaie Spa sarebbe tornata a reclamare la cifra iniziale di oltre 1 milione, spingendo il Comune di Montopoli alla retromarcia: con una nuova delibera, infatti, la giunta aveva fatto sapere di non essere più interessata a riscattare. Un ripensamento giudicato illegittimo da Cerbaie, che ha quindi portato in causa il Comune di Montopoli (anche se solo per la cifra di 411mila euro) presentando ricorso al Tar.
Gli ultimi sviluppi. Lo scorso settembre, però, il Tribunale amministrativo regionale aveva espresso dubbi sulla propria competenza in materia, in quanto «il provvedimento impugnato – si legge nell’ordinanza – attiene a questioni meramente patrimoniali». Cerbaie Spa, quindi, si è rivolta direttamente al Consiglio di Stato, che a dicembre, sconfessando i giudici di primo grado, ha rispedito la questione sui tavoli del Tar, in quanto «sulla controversia – si legge – appare sussistere la giurisdizione amministrativa, essendosi l’amministrazione avvalsa del proprio potere di autotutela, incidente su una pretesa comunque riconducibile a un rapporto di concessione di pubblico servizio». Da qui la contromossa del Comune di Montopoli, che pochi giorni fa ha deciso di ricorrere in Cassazione, convinta - si legge nella delibera numero 5 del 2014 - che al contrario «di quanto affermato dal Consiglio di Stato, la competenza in materia sia da ricondurre al Giudice civile». Ai fini del ricorso, quindi, la delibera stanzia 10mila euro per le spese legali. Uno scontro, quindi, che ancora si gioca tutto sull’individuazione del tribunale competente, e che ancora non ha prodotto risultati definitivi, fatte salve ovviamente le parcelle degli studi legali.
L’altro fronte. Il tutto, inoltre, in contemporanea con un secondo fronte, sempre fra Comune di Montopoli e Cerbaie, in cui è il primo, stavolta, a richiedere soldi al secondo. È la questione relativa alle somme che Cerbaie avrebbe dovuto versare per l’uso delle reti già di proprietà comunale. In base alla convenzione, il gestore doveva corrispondere al Comune una cifra annua, più le rate per la copertura degli investimenti fatti dal Comune negli anni precedenti. Risorse che al momento dell’estinzione del contratto, nel 2002, erano state versate solo in parte, con un ammanco di 721mila euro secondo il Comune, contro i 303mila riconosciuti invece da Cerbaie. Da qui la prima causa legale, aperta dal Comune in sede civile e tutt’oggi in attesa di sentenza.
(g.p.)
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