Quei terreni agricoli “in odore” di camorra
Maxi sequestro per un valore di 40 milioni di euro a due imprenditori sospettati di essere affiliati al clan dei Casalesi. Gli appezzamenti si trovano a Castelfranco
CASTELFRANCO DI SOTTO. Un fiume di denaro dalla sorgente ritenuta inquinata con qualche rivolo che scorreva tra Vecchiano e Castelfranco di Sotto.
Soldi che per la magistratura odorano di camorra, “marchiati” Casalesi, quelli del clan Iovine. Contribuisce con una discreta porzione di beni anche la provincia di Pisa nel maxi sequestro per circa 40milioni di euro eseguito dai carabinieri del reparto operativo di Caserta nei confronti dei fratelli Pasquale, 62 anni, e Giuseppe Mastrominico, 55, imprenditori edili di San Cipriano d’Aversa, sospettati di essere affiliati al clan dei Casalesi. Il decreto di sequestro, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, è stato notificato anche ad altre 22 persone a cui risultano intestati beni riconducibili ai due imprenditori, tra cui parenti e amici dei Mastrominico.
I beni. Le proprietà sequestrate in provincia fanno capo a una società edile di cui sono titolari i due fratelli. Si tratta di 22 terreni agricoli, contigui tra loro, a Castelfranco di Sotto.
Per gli investigatori l’idea dei Mastrominico sarebbe stata quella di spingere nel medio-lungo periodo per ottenere un cambio di destinazione d’uso e trasformarli in edificabili. Più corposo, e in parte già realizzato, il progetto su Vecchiano. Qui i carabinieri di Caserta hanno sequestrato otto appartamenti di un blocco immobiliare completato e in fase di vendita in singoli lotti, nove box auto, quattro terreni agricoli e un’area già diventata costruibile.
Blitz in sei province. Quella di Pisa è la provincia più a nord in cui si sono mossi i militari del reparto operativo. L'operazione ha riguardato beni mobili e immobili presenti anche nelle province di Caserta, Napoli, Latina, Frosinone e l'Aquila.
Case, terreni, soldi. Al conto finale di 40 milioni di euro si arriva con un elenco fitto di proprietà sottratte ai Mastrominico: 102 terreni agricoli, 20 aree urbane, 78 appartamenti, 13 imprese tra edili e immobiliari, 16 depositi industriali, 2 fabbricati rurali, 84 autorimesse, 25 veicoli, 59 rapporti di carattere bancario.
Le accuse. Stando alla Procura i due indagati, nella loro attività di costruttori, avrebbe partecipato all'aggiudicazione di appalti pubblici nel settore edile, accordandosi con esponenti di vertice del clan guidato dall'ex primula rossa Antonio Iovine, detto “o’ ninno”, da tempo in carcere, dai quali avrebbero poi ricevevano appoggio per garantirsi l'assegnazione dei lavori. I due fratelli furono arrestati la prima volta il 15 novembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli. Dopo appena due settimane ricevettero un’altra ordinanza di custodia in carcere. In quel caso per turbativa d'asta con l'aggravante del metodo mafioso in relazione alla gara appalto da 15 milioni per la riqualificazione urbana e ambientale del Comune Villa Literno. La Corte di Cassazione, però, annullò l’ordine di arresto, anche se poi i due furono rinviati a giudizio.
L’espansione. La strategia dei Mastrominico sarebbe stata quella di espandersi in zone fuori dalla Campania in cui comprare terreni agricoli per poi costruire con la loro società edile case e uffici da mettere sul mercato. Operazioni possibili con fondi ottenuti, secondo la Procura, attraverso gli appalti vinti grazie ai patti con i Casalesi. Un sistema messo in pratica anche nel Pisano.
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