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«Come 100 carrelli di un supermercato che si muovono»

«Come 100 carrelli di un supermercato che si muovono»

Volterra, la frana raccontata da chi vive in via Lungo le Mura Undici tra abitazioni, negozi e laboratori dichiarati inagibili

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VOLTERRA. «È stato come se si muovessero in contemporanea cento carrelli del supermercato. Non ho avvertito vibrazioni». Così Alice Guidera ricostruisce il momento del crollo in via Lungo le mura di Porta all’Arco, alle 23.30 di giovedì. «Quando è successo ero in casa, adesso mi sono sistemata da mia nonna». E come lei tutti i diciassette inquilini dei palazzi resi inagibili dal crollo hanno trovato una sistemazione, da parenti o da amici. Ma chi può torna a vedere ciò che ha dell’incredibile. Quel vuoto che ha inghiottito trenta metri di mura medievali, la strada che corre a lato e un po’ delle certezze di chi lì ha casa o bottega.

C’è la piazzetta dei Fornelli a fare da punto di ritrovo. Da lì si seguono le operazioni degli operai e si attendono indicazioni dal Comune. C’è da sezionare la rete del gas metano, da incanalare le acque piovane e proteggere con teli isolanti il fronte franoso. Ha una cartella in mano e un foglio bianco che poco alla volta si riempie l’incaricata del comunale. Un lungo elenco di oggetti e beni che le persone sfrattate dalla frana avrebbero la necessità di recuperare. È la tarda mattinata e si attende l’arrivo di una squadra specializzata di vigili del fuoco. L’operazione di svolge nel tardo pomeriggio, con un verricello i pompieri si calano dall’alto nelle abitazioni.

«Tra due anni avrei finito di pagare il mutuo». È sulla soglia di casa la signora Maria Lisena, con l’ingresso che dà su via Persio Flacco. Tra lei e la frana c’è di mezzo uno dei palazzi in bilico sul burrone: «Ho sempre sognato di avere una casa di proprietà e adesso mi trovo di fronte a tutto questo». «Speriamo che l’aspetto storico e artistico sia un incentivo a fare presto. C’è da mettere in sicurezza le case e poi da intervenire sulle mura», dice Alessandro Furiesi. Lui ha trovato ospitalità da amici. «Dal Comune c’è la disponibilità a garantire la possibilità di andare in affitto, avvalendosi dei fondi stanziati dalla Protezione civile».

Su quella via che abbraccia un panorama mozzafiato da un po’ di tempo è tornata la vita. «C’è un solo fondo sfitto», sottolinea l’architetto Andrea Bianchi. Il suo studio è lì, inaccessibile. «Confido nell’aiuto dei pompieri per poter recuperare alcune pratiche e il computer per poter continuare il mio lavoro – dice –. Quello che è crollato è un luogo di socialità, dove si facevano iniziative d’arte». Per un palazzo inagibile a fare la differenza tra i condomini sono le porte. Se quella dello studio di architettura affaccia sulla scarpata quella del laboratorio di ceramica “La bottega” ha almeno la fortuna di essere sul lato opposto.

«Non posso entrare ma spero di poter almeno recuperare il forno per la cottura delle ceramiche – dice la ceramista Ilaria Tognarini –. Non sarà facile trovare un altro fondo, anche se c’è la disponibilità del Comune. Io lavoro prevalentemente con i turisti, è necessario un luogo in centro o comunque in una via di passaggio». Invece, Alessandro Marzetti in quel tratto di via Lungo le Mura ha il suo laboratorio di scultura. «Lì ho parte degli utensili e dei pezzi di pietra da lavorare – dice –. Sto realizzando un lavoro di grandi dimensioni e sono ospitato da un collega».

Si ispezionano le fognature, anche quelle che corrono dietro via Lungo le mura di Porta all’Arco, in via dei Labirinti. Un viottolo basolato con le pietre che si tengono l’una con l’altra. In alcuni tratti ci sono degli avvallamenti e sbirciando tra gli interstizi tra le pietre s’intravedono dei vuoti. Nessun pericolo immediato, ma è il segno che c’è da rivedere la regimazione delle acque piovane in tutto la zona. Un’ispezione che sarà fatta dai tecnici di Asa anche con l’uso di telecamere. «Quindici anni fa le mura sono state solo stuccate, serve una verifica generale e un consolidamento», dice Alessandra Bernardeschi, che ha una appartamento danneggiato. Anche in chi vive ai margini di quel vuoto la preoccupazione è palpabile. «Vorremmo avere assicurazioni sul fatto che la zona è sicura», dice Michela Camerini che abita a trenta metri dalla frana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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