Il Tirreno

Pontedera

«Così ho contribuito a salvare quel bimbo»

di Cristiano Marcacci
«Così ho contribuito a salvare quel bimbo»

Il dottor Renzo Lapi, medico di famiglia di Corazzano, è stato il primo a diagnosticare la meningite

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SAN MINIATO. Il suo contributo e i suoi tempestivi consigli sono stati determinanti per salvare la vita al bambino di cinque anni che da alcuni giorni è ricoverato all’ospedale pediatrico “Meyer” di Firenze dopo essere stato colpito da meningite da meningococco di tipo B.

Da Corazzano, frazione del comune di San Miniato arriva finalmente una storia di “buona sanità”, che dimostra quanto la rete dei servizi territoriali sia in grando di funzionare e quanto siano ancora fondamentali la presenza, l’impegno e la passione per la professione dei medici di famiglia, quelli che una volta si chiamavano “condotti”. Se il bambino sanminiatese, le cui condizioni di salute stanno migliorando con il passare dei giorni, è avviato verso la completa guarigione e se tutti i rischi di contagio tra coloro che erano entrati in contatto con lui, in ambienti chiusi, sono stati scongiurati grazie alla profilassi (somministrata su oltre duecento soggetti), una gran parte del merito è certamente del dottor Renzo Lapi (nella foto), con alle spalle ben quarant’anni di esperienza in campo medico. Uno di quei camici bianchi che appartengono ad una sanità che purtroppo sta scomparendo, sempre disponibile e sempre raggiungibile telefonicamente a tutte le ore del giorno e della notte, anche se è in vacanza.

«Erano circa le 20,20 – ci racconta il dottor Lapi – di giovedì 8 gennaio, quando, mentre mi trovavo in un’abitazione per una visita domiciliare, ricevetti la telefonata della zia del bambino (mia paziente insieme agli altri membri della famiglia), preoccupata per le condizioni di salute del piccolo. In effetti, la sintomatologia descritta era decisamente allarmante: la febbre molto alta da oltre un giorno nonostante la somministrazione di Tachipirina, il forte mal di testa, il vomito e la comparsa di alcune macchie sulla pelle mi fecero immediatamente capire, senza nemmeno vedere il bambino, che si trattava di meningite. A quel punto dissi alla zia che non c’era tempo da perdere e che c’era l’assoluta necessità di portare subito il bimbo al pronto soccorso dell’ospedale di Empoli. Il giorno dopo, sempre la zia mi richiamò e mi disse che il bambino era stato ricoverato al “Meyer” di Firenze e che la mia diagnosi di meningite era stata purtroppo confermata».

Dalle 14 del giorno successivo al ricovero per il dottor Lapi è poi iniziato il super lavoro della profilassi. Un centinaio i trattamenti somministrati ai suoi pazienti, d’accordo con l’Asl e le farmacie della zona. «In due giorni – rivela il medico di famiglia – ho dormito in tutto circa cinque ore. Ho lavorato fino a mezzanotte. Ma sono contento, ho contribuito a tranquillizzare la gente del mio territorio».

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