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Quel prete che ha fatto grande il teatro

Quel prete che ha fatto grande il teatro

Marzio Gabbanini, presidente della Fondazione del Dramma Popolare di San Miniato traccia la figura di don Ruggini

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SAN MINIATO. È Marzio Gabbanini, presidente della Fondazione del Dramma popolare di San Miniato che ha voluto con determinazione questo ricordo del direttore artistico che ha fatto grande il dramma popolare.

Ricordare don Ruggini può costituire una nuova spinta per il teatro a cui il sacerdote si dedicò?

«Don Ruggini costituisce una pietra miliare del Teatro dello Spirito, colui che ha perseguito l'idea di un teatro moderno, capace di anticipare i tempi, di interpretare le inquietudini dell'uomo alle prese con i grandi interrogativi di fondo del nostro esistere. È la sua modernità intellettuale unita alla profonda sensibilità di sacerdote e di uomo a costituire una nuova spinta per il dramma popolare che, ricordandolo a 40 anni dalla sua scomparsa, rinnova l'impegno di un teatro della coscienza, della riflessione critica, che crede nel valore educativo di parole di verità, anche se talvolta assai scomode, pronte a rompere la grigia uniformità di un mondo che vive spesso soltanto in superficie, nutrendosi di false apparenze, aggirando i problemi senza affrontarli. L'esempio cristallino di don Ruggini, la sua totale dedizione al Dramma Popolare, l'entusiasmo profuso nella ricerca e rappresentazione di testi significativi, la trasparenza del suo agire per far sopravvivere l'Istituto del Dramma Popolare, guidandolo in mezzo ai marosi verso un porto più sicuro, sono alcuni degli innumerovoli motivi che spingono oggi a impegnarsi con lo stesso entusiasmo e volontà di far bene perchè il Teatro del Cielo sappia parlare, come allora alla mente e al cuore di persone assetate di verità».

Quale ritiene che possa essere oggi l'attualità del pensiero di don Ruggini?

«Don Ruggini è stato uomo di vastissima cultura, capace di spaziare in ogni campo del sapere, senza mai perdere di vista la centralità della persona umana ai cui bisogni interiori, spirituali, ma anche sociali dare risposte di qualità, capaci di ben indirizzarne l’ esistenza secondo quel progetto cristiano di giustizia e di verità, che sta a fondamento della Dottrina Sociale della Chiesa. Da qui la lotta aperta contro le ingiustizie, la denuncia, la critica costruttiva verso il diffuso costume della ricerca esasperata del profitto, a svantaggio dei più deboli, così da combattere il conformismo. Sempre attento ai problemi dei giovani, alle loro aspettative, ai loro sogni, bisognosi di consigli, di qualcuno che li aiutasse a meglio comprendere e affrontare i tanti travagli interiori, don Ruggini ha saputo alimentare in loro l'amore per la vita, il rispetto di sè e degli altri, i valori cristiani. Ma l'attualità del suo pensiero risiede soprattutto nella volontà di interpretare i segni dei tempi, di cui è portatrice qualsiasi cultura, per prospettare l'immagine di una nuova stagione del cristianesimo».

Lei che l'ha conosciuto che ricordo ha di lui?

«Il ricordo di don Ruggini, per chi ha goduto del privilegio di averlo come professore, e io sono fra questi, è destinato a rimanere saldo nel tempo per la ricchezza del suo insegnamento che faceva confluire su quello religioso l'apporto di tutte le discipline comunque incentrate sui problemi e sulle inquietudini dell'uomo. Lo ascoltavamo con grandissimo interesse, presi dalla sua padronanza della parola e dalla capacità di andare al cuore dei problemi, senza mai ritirarsi di fronte ad alcuno di essi. Le sue lezioni erano momenti di riflessione profonda, di conoscenza, di arricchimento reciproco. Io ricordo, in particolare, la volontà di don Ruggini di coinvolgere tutti noi studenti, di saperci ascoltare in maniera autentica, per comprendere le nostre inquietudini, i nostri dubbi e darci, sempre, un consiglio, che noi stessi ricercavamo anche con lettere personali. Sapeva essere professore autorevole e colto e al tempo stesso amico sincero, pronto a stimolare, rincuorare, ma anche rimproverare, se necessario; ce lo sentivamo, ogni volta, più vicino, affettuoso, vero, e dunque ricambiavamo la sua vasta umanità con un affetto senza riserve. Nei giorni scorsi avete ritrovato il suo archivio.

Lo renderete consultabile? Potrà esere fonte di nuove pubblicazioni?

«Da tempo sapevamo dell'esistenza di un nutrito numero di scritti di don Ruggini non ancora inventariati. Li abbiamo ritrovati in Seminario e li stiamo esaminando con l'aiuto prezioso di Mario Rossi Locci. Don Ruggini annotava e catalogava tutto con estrema puntigliosità e trasparenza. Sarà comunque necessario procedere a una nuova archiviazione determinante per conoscere ancora meglio sia la storia del Dramma Popolare, di cui Don Ruggini è stato strenuo difensore e alla cui fama e notorietà ha enormemente contribuito, anche a prezzo di grandi sacrifici personali, sia ancora la sua vastissima preparazione teologica, filosofica, letteraria. Ne potrà derivare una possibile pubblicazione su aspetti ancora poco conosciuti della sua opera indefessa e della storia del nostro Istituto».

A che punto è la scelta per la Festa del Teatro del 2014? «Stiamo lavorando alacremente, insieme al direttore artistico, don Piero Ciardella, per la stesura del programma del Festival per l'anno 2014. Abbiamo stabilito contatti importanti con critici teatrali, quali Masolino D'Amico e il regista Antonio Calenda, direttore del teatro Rossetti di Trieste per costruttive collaborazioni. Il testoaffronterà in maniera nuova per la tradizione del Dramma Popolare problemi di scottante e immediata attualità attraverso figure mistiche, le più vicine a un Cristianesimo delle origini quello della povertà e dell'attenzione agli ultimi, a quanti, ancora oggi, soffrono le condizioni di "sradicati", ai quali dare invece la sicurezza dell'accoglienza e dll'integrazione. Ma ho gia detto troppo....altrimenti quale sorpresa potrà essere il nuovo testo?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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