Il presidio
Fiori e sogni per i morti di Lampedusa Dal Colle parte il funerale itinerante
VOLTERRA. “Sogno che mia figlia possa essere operata al cuore”. “Vorrei sposare la donna che amo”. “Sogno di non aver più paura delle bombe”. “Che le persone non mi giudichino dal mio aspetto”. Fiori...
VOLTERRA. “Sogno che mia figlia possa essere operata al cuore”. “Vorrei sposare la donna che amo”. “Sogno di non aver più paura delle bombe”. “Che le persone non mi giudichino dal mio aspetto”. Fiori e desideri dall’aldilà, scritti in italiano e inglese per un simbolico funerale itinerante dedicato ai morti di Lampedusa e a tutte quelle persone inghiottite dal mare, rimaste cadaveri nel deserto “solo” per aver cercato una vita possibile. Lontana da guerre. Povertà.
Il ricordo di chi non c’è più, senza aver lasciato traccia di un nome e di una vita scendono dal Colle etrusco per arrivare al resto della provincia. A trasportare queste valige simboliche, prima all’aeroporto di Pisa, poi sulla spiaggia di Marina di Cecina fino ad arrivare in centro a Pontedera è il gruppo internazionale del Teatro di Nascosto. Ci sono Xerib, 27 anni arrivato dal Kurdistan iracheno con un asilo umanitario, Jude siriano 22 anni rifugiato politico che vive a Londra. E ancora Arabella Harriet Lawson, Cinzia Cacace Mk Jood, Cecilia Deserti Sophie Ramløv e, ovviamente, Annet Henneman la madrina dell’intero progetto che dalla Toscana sbarcherà a Genova. «Questa due giorni è dedicata a loro: a chi neppure urlando è mai riuscito a far ascoltare la propria voce», spiega Henneman. Sono in 7, vestiti di bianco «è il colore scelto per i funerali in tanti paesi dell’Africa», spiega. Centinaia di biglietti apparecchiano strade e piazze: sono i sogni di chi non c’è più. Gli attori del teatro reportage li leggono. Li strappano. Con fiori di carta pesta e foto sbiadite dalle disgrazie.
Francesca Suggi
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