Il Tirreno

Pontedera

La donna non ricorda di aver appiccato il fuoco

La donna non ricorda di aver appiccato il fuoco

Mostra segni di squilibrio la pensionata di Buti arrestata dai carabinieri con l’accusa di incendio doloso ai danni della chiesa di San Donato a Lucca

2 MINUTI DI LETTURA





BUTI. Non ricorda nulla. O meglio sostiene di essersi fermata davanti alla chiesa di San Donato a Lucca ammirata da tanta bellezza. Di aver notato il portone aperto e guardato all’interno estasiata dalla navata centrale e dall’altare maggiore. In quel frangente avrebbe chiuso gli occhi per un istante in modo da trattenere dentro di sé quel magico piacere. La spiegazione fornita ai carabinieri da Barbara Armani Dini, 52 anni, infermiera ferrista in pensione dell’Asl di Pisa e domiciliata a Buti, lascia allibiti gli inquirenti che non hanno dubbi sulla sua colpevolezza e ritengono che sia affetta da gravi disturbi della personalità. Per gli inquirenti è lei che giovedì mattina ha lanciato una sorta di ordigno rudimentale (bomba molotov?) all’interno della basilica provocando lievi danni allo stipite del paravento fisso della porta secondaria. L’ex infermiera è accusata di incendio doloso e si trova adesso agli arresti domiciliari in attesa (stamani) dell’udienza di convalida davanti al gip Marcella Spada Ricci.

La prova regina. Per i militari diretti dal capitano Lorenzo Angioni non c’è il minimo dubbio che la pensionata Inpdap arrestata sia la stessa che ha causato il piccolo rogo. C’è un testimone - che transitava in macchina in via di S. Donato - che l’ha vista salire di corsa sulla vecchia Panda rossa, al cui interno i militari hanno trovato cumuli di cenere di sigaretta, proprio mentre si propagava il fuoco. L’uomo ha preso il numero di targa e nel giro di mezz’ora i carabinieri hanno rintracciato l’utilitaria ferma davanti a una tabaccheria a Pieve di Compito dove lei era andata a comprare un pacchetto di bionde, marca Ms, dopo che poco prima ne aveva perduto un altro all’ingresso della chiesa di S. Donato. La donna percorre quotidianamente la strada che porta al Compitese visto che è domiciliata a Buti, residente a S. Andrea di Compito, nata a Cascina e che ha vissuto per un certo periodo a San Macario. Senza quel testimone oculare l’incendio doloso sarebbe rimasto un mistero. Perché l’ex ferrista non ha alcun legame con San Donato.

Omissione di soccorso. Su quella Panda, che usa soltanto lei, i carabinieri hanno ritrovato e sequestrato un coltello da cucina con lama di una decina di centimetri. «Ho avuto una discussione con una persona e lo tengo in macchina per stare più tranquilla» le parole della donna che è stata denunciata anche per porto abusivo d’arma. La sua vecchia e ammaccata utilitaria è priva della targa anteriore. Lei non lo ricorda, ma il 18 ottobre la perse nel corso di un sinistro con feriti avvenuto a Prato. Lei non si fermò a soccorrere gli automobilisti contusi e adesso è indagata per lesioni colpose. (l.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino