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Pontedera

La protesta

Commesse sul piede di guerra «Siamo al lavoro anche oggi»

PONTEDERA. «Capiamo le esigenze di mercato, ma vogliamo stare anche noi con le nostre famiglie». L’appello arriva dalle commesse di una nota catena di abbigliamento intimo di Pontedera, costrette...

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PONTEDERA. «Capiamo le esigenze di mercato, ma vogliamo stare anche noi con le nostre famiglie». L’appello arriva dalle commesse di una nota catena di abbigliamento intimo di Pontedera, costrette anche oggi a lavorare all’interno dei negozi di Corso Matteotti. Dopo le domeniche e altre festività, le giovani che rispondono sempre con cordialità e sorrisi ai clienti si trovano di fronte all’ennesimo giorno di festa negato. «La giornata di oggi rappresenta una festa per tutti. Ci sono milioni di famiglie riunite intorno alla tavola insieme ai propri cari. E noi, ancora una volta, dobbiamo stare all’interno del punto vendita come fosse un giorno qualunque».

Le commesse gridano all’ingiustizia mentre ordinano biancheria negli scaffali e continuano a servire uomini i clienti. Insieme al disappunto per un’altra occasione di relax sfumata, si unisce anche la pura che la tendenza al lavoro sfrenato porti a situazioni maggiormente spiacevoli. «Abbiamo riscontrato negli ultimi anni la volontà della nostra catena di non abbassare le saracinesche nei giorni festivi. Ad oggi ci chiediamo se tutto questo non diventi un motivo per tenerci dietro al bancone anche in altre occasioni. Abbiamo il terrore – continua una dipendente- che ci vengano negati anche Santo Stefano oppure il giorno Pasqua. In passato ci siamo ritrovate a dover sperare di non lavorare per il primo maggio, festa tradizionale di tutti i lavoratori. In quell’occasione ci venne concesso il permesso di stare chiusi, ma solo dopo un lungo dibattito». Lo sfogo delle commesse continua: «Quando abbiamo detto alle impiegate in altri negozi che saremmo rimaste aperte anche oggi, anche loro sono rimaste incredule. Nessuno riesce a comprendere il motivo di questa scelta. Siamo consapevoli che avere un posto di lavoro, con i tempi che corrono, è una grande opportunità. Però siamo stufe di sottostare a norme sempre più restrittive nei confronti del nostro tempo libero». A dir la verità le dipendenti avevano già fatto una lettera corredata da una raccolta firme per comunicare il loro dissenso. «Quella lettere fece il giro di tutti i negozi del centro di Pontedera, ma ad oggi è come se fosse sparita nel nulla. Ci auguriamo che il nostro appello venga raccolto da chi di dovere. Siamo stanche di vedere gli altri festeggiare e passeggiare in centro, mentre noi siamo costrette a stampare scontrini».

Tommaso Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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