Il presidio
Tralicci e pericoli non segnalati nel contratto di gestione
Morte al lago Nemo alla fornace Braccini: fra le clausole dell’atto firmato dal Comune e la società che si occupa degli impianti non c’è traccia di zone a rischio dove poi è stato folgorato Giorgio Donati
PONTEDERA. La Procura di Pisa è ancora al lavoro per individuare le responsabilità nella tragedia costata la vita a Giorgio Donati, il pescatore di 50 anni, di Palaia, morto folgorato mentre si trovava sulle sponde del lago Nemo, uno degli impianti sportivi della fornace Braccini, la vigilia di Ferragosto.
Mentre il pm Paola Rizzo sta per nominare - lo farà nei prossimi giorni – un consulente tecnico in grado di ricostruire la dinamica e le cause della tragedia, emergono ulteriori aspetti che chiamerebbero in causa anche il Comune, proprietario dei laghetti. E questo rispetto alla mancata segnalazione di una situazione di grave pericolo sulle sponde del lago, almeno in corrispondenza del traliccio Enel dell’alta tensione. Quello della disgrazia, appunto. Il contratto sottoscritto dal Comune di Pontedera e l’associazione temporanea di impresa, costituita da Film caffè srl ed Entomox srl relativamente alla gestione dei laghi Braccini, presenterebbe alcune lacune che potrebbero avere un peso determinante nella vicenda giudiziaria. Fra le clausole del contratto non si parla di zone a rischio o da recintare per evitare tragedie come quella capitata al pescatore di Palaia. Inoltre la cartina rappresentativa dei luoghi non segnala la presenza dei tralicci dell’alta tensione proprio dove è successa la disgrazia. Aspetti importanti per spiegare come mai l’area a rischio non era stata segnalata prima dell’agosto scorso. Il Comune di Pontedera ha provveduto a segnalare e a chiudere con un’adeguata protezione le zone più pericolose solo nei giorni successivi alla morte del perito chimico e su richiesta dei carabinieri di Pontedera che hanno svolto le prime indagini dopo la morte avvenuta al laghetto.
In queste settimane il Comune di Pontedera ha denunciato l'incidente alla propria assicurazione, cosa che invece non avrebbe fatto il presidente del circolo sportivo Nemo di San Miniato.
La vittima, padre di due figli, il pomeriggio del 14 agosto ha urtato con la sua canna in carbonio i cavi dell'alta tensione che "attraversano" l'area a verde e in parte lo stesso lago dell'ex fornace Braccini. Inutile ogni soccorso, le scariche della corrente elettrica lo hanno ucciso all'istante.
Alcune settimane fa i familiari della vittima hanno consegnato al sostituto procuratore della Repubblica, dottoressa Paola Rizzo, un'informativa in cui ipotizzano diverse responsabilità.
E chiamano in causa - per il mancato posizionamento dei cartelli con divieto di pesca nel tratto in cui passano i cavi elettrici - sia il Comune, proprietario del laghetto, che la società che ha in concessione la spiaggia e i laghi Braccini, oltre allo stesso circolo sportivo Lago Nemo che gestisce il laghetto dove è avvenuta la tragedia. Ma al tempo stesso si chiedono indagini per capire se le distanze da terra dei cavi della linea elettrica erano regolari. O se il traliccio non rispettava la normativa prevista per garantire la sicurezza dei cittadini.
Aspetti ancora da chiarire ma di fondamentale importanza per determinare le responsabilità penali nella morte del cinquantenne.(s.c.)
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