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Ma la cecina si ribella alla crisi
Compie trent’anni lo storico “Aurilio”. L’ingrediente segreto? L’amore
PONTEDERA. "Il boss della pizza e della gentilezza". "Altre mille di queste pizze". "Tre decadi di sacrifici, impegno e dedizione". I clienti entrano, ordinano il solito spicchio di pizza, oppure il classico cinque e cinque (pane e cecina) e poi scrivono un loro pensiero all’interno di quel maxi numero 30 di carta, attaccato alla parete. Ebbene sì, in via Saffi si festeggia un maxi compleanno: qui pizzeria Aurilio. Giuseppe Aurilio per la precisione: arriva dalla Sicilia con la sua valigia piena di sogni che profumano di farina, lievito, mozzarella e pomodoro. Impastava a Palermo, grazie agli insegnamenti del fratello, e decide di continuare anche a Pontedera: poi trenta anni fa la svolta, con il suo storico negozio di via Saffi.
«Sono volati e mai mi sono pesati», commenta tra una teglia da sfornare e una pallina di pasta da trasformare in bontà. La tradizione non sente crisi: l’attività di Aurilio va avanti, negli anni, come un treno. L’ingrediente segreto? «Mi dicono i miei familiari che sta nell’amore che metto in questo lavoro, dove tutto si basa nell’impasto e nella lievitazione», dice emozionato.
E per festeggiare, da Aurilio, per tutto ottobre calano i prezzi: pizze al taglio a 1,50 euro.
A fare il tifo per lui, dietro al bancone, anche la dedizione della figlia Valentina, della moglie - compagna di vita inseparabile - Giuseppina e della zia Giovanna. L’atmosfera che si respira dentro al locale sa proprio di famiglia. Unita. «Fra un battibecco e l’altro serviamo i nostri clienti affezionatissimi: papà si considera un artigiano, ogni mattina si sveglia e con infinita cura e dedizione seleziona materie prime di ottima qualità», scrive la figlia Valentina.
Alle 8 si comincia a lavorare, alle 11 tutto è pronto e comincia il via-vai dei clienti, fino alle 21. Sotto gli occhi di Aurilio, negli anni, è cambiata la città: intorno a lui negozi storici che hanno chiuso e un centro che, rispetto ai passeggi dei tempi d’oro, si riconosce a fatica. Ma lui è sempre là, che si muove veloce veloce tra il forno e il ripiano dove impasta.
«Consiglio a tutti di stare molto attenti alla lievitazione per fare una buona pizza – sforna, questa volta alcuni consigli –. Se la pasta non lievita bene, la pizza resta sullo stomaco, se al contrario lievita troppo si perde il sapore». Pure per la cecina: «La cottura è tutto», chiude.
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