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Bravo Rico, hai preso a calci l’avversario più temibile
SAN MINIATO. Aveva proprio ragione Francesco De Gregori quando diceva che un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Beh. forse di fantasia Rico Latini non ne possiede...
SAN MINIATO. Aveva proprio ragione Francesco De Gregori quando diceva che un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Beh. forse di fantasia Rico Latini non ne possiede tantissima, visto che è un arcigno difensore centrale, autentico baluardo nella retroguardia della Real Isola, ma la sua storia racconta che di coraggio ne ha da vendere.
Sanminiatese, 26 anni, Rico fin da piccolo ha sempre giocato a calcio, la sua grande passione. Agli inizi del 2010, però, improvvisamente scopre di doversi confrontare con un avversario molto più ostico di quelli che di solito incontra sul terreno di gioco. Qualcosa non va e dopo svariati accertamenti scopre di avere una seria malattia. «Mi ero accorto – racconta Rico – che qualcosa non andava, così dopo una lunga serie di visite controlli, mi è stato diagnosticato un tumore benigno al cervello».
Inizia così un lungo percorso fatto di operazioni, cure in giro per l’Italia, momenti davvero difficili. Un percorso che per alcuni mesi lo costringe a fermarsi e a lasciare inevitabilmente lo sport che ama più di ogni altra cosa. Ma Rico non si scoraggia, combatte, ci mette tutto se stesso e pochi mesi dopo si rimette subito in moto. «Appena ho avuto l’ok dei medici – spiega – ho subito ricominciato a correre, a fare movimento, per me era la cosa più importante. Poi, non appena ho potuto, ho cercato subito di riprendere a giocare, mi sono proposto ad una squadra di terza categoria, ma non se la sono sentita di tesserarmi. Così ho saputo dai ragazzi della Real Isola che avevano bisogno di un difensore, mi sono proposto e loro e mi hanno accolto a braccia aperte. Ritornare in campo – prosegue – è stata uno dei primi pensieri che ho avuto durante i periodi brutti, periodi che in seguito il calcio stesso mi ha aiutato a superare. È stata una grande soddisfazione ritornare a calcare i campi di gioco, devo dire che mi sono tolto anche qualche sassolino dalla scarpa, con chi è stato diffidente nei miei confronti».
Rico si rimette gli scarpini e affronta il campionato di B1. Per evitare urti troppo violenti, ancora oggi, porta un caschetto, come quello indossato dal portiere del Chelsea Cech, per intendersi, ma questo non gli impedisce certo di avventarsi sul pallone con tutta la grinta di sempre.
«Non me ne accorgo neanche di averlo – spiega – magari da un po’ fastidio d’estate per il caldo, ma niente di più». Adesso Rico sta meglio, il tumore si è bloccato e lui, dopo essere migrato in un'altra squadra la scorsa stagione, quest’anno è ritornato a giocare con i ragazzi dell’Isola. In molti forse nelle sue condizioni avrebbero mollato, c’è chi smette di giocare a calcio per anni, magari per una semplice distorsione alla caviglia. Grande coraggio, grande forza d’animo, ma lui non si sente certo un esempio né tantomeno un eroe.
«Non penso di essere un esempio – confida –, abbandonare a questa età sarebbe stata una sconfitta. Non ho paura, l’unico mio timore è quello di aver rimpianti per non aver tentato. Meglio provare e poi fallire».
Tifosissimo del Livorno («Come si fa a non amare la livornesità?»), Rico sogna di vincere il campionato così come hanno fatto i suoi compagni lo scorso anno. «Non sarà facile – spiega – ma per ora siamo partiti alla grande, se continuiamo così abbiamo buone possibilità di arrivare in fondo».
Bisognerà aspettare maggio per sapere quale compagine si porterà a casa l’ambito trofeo, ma il suo personale scudetto, statene certi, Rico lo ha già vinto.
Alessandro Marmugi
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