Il Tirreno

Pontedera

Lavoravano senza regole e col peso di Cosa Nostra

di Giacomo Pelfer
Lavoravano senza regole e col peso di Cosa Nostra

Nel Valdarno Inferiore i riflessi dell’operazione delle Fiamme gialle di Milano La cooperativa Almagroup nel 2010 operava in un magazzino di Capanne

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MONTOPOLI. «Una bella soddisfazione. Per il Comune di Montopoli ma soprattutto per quei lavoratori che scelsero di non voltare lo sguardo, denunciando una situazione anomala per far valere la legalità». Il sindaco Alessandra Vivaldi ripercorre le vicende della primavera-estate 2010 con la gratificazione di chi sa di aver fatto la cosa giusta.

Erano i mesi, infatti, delle polemiche intorno al grande magazzino Conad di Capanne, dove la Cgil di Pisa aveva denunciato il presunto utilizzo di manodopera irregolare, in gran parte di origine pakistana, da parte delle cooperative Axa e Daily Transfert del consorzio milanese Almagroup, a cui Conad aveva appaltato la gestione di parte del personale. Segnalazione che aveva trovato l’appoggio e il sostegno del sindaco Vivaldi, nonostante le critiche di altre sigle sindacali, e che alla fine aveva condotto i vertici di Conad del Tirreno a rescindere il contratto con Almagroup, annunciando la decisione in un incontro d’inizio luglio in municipio. È notizia di pochi giorni fa l’arresto a Milano di otto persone ritenute organiche a Cosa Nostra, tra cui la figlia e il genero di Vittorio Mangano, accusati di aver dato vita a una rete di cooperative di servizi, tra cui Almagroup, che da anni si sarebbe avvalsa di lavoratori clandestini con l’emissione di false fatturazioni per milioni di euro.

«Dopo un incontro con Gianfranco Francese della Cgil iniziammo a fare degli accertamenti – ricorda il sindaco – e fu subito chiaro che qualcosa non andava. Gli altri dipendenti avevano denunciato al sindacato uno strano via vai di lavoratori, in gran parte pakistani, trasferiti da Milano e fatti alloggiare in appartamenti presi in affitto sul nostro territorio. Lavoratori che non conoscevano l’italiano, impiegati nel magazzino per poche settimane e poi rimpiazzati da altri connazionali». Il quadro fu ancora più chiaro con le buste paga di questi dipendenti, che in alcuni casi, tolte le quote sociali e le spese per l’affitto, risultavano addirittura negative.

Clandestini, in pratica, pagati con la promessa del permesso di soggiorno. «Non è stata una battaglia facile – aggiunge il sindaco – All’inizio sembrava un problema solo montopolese. Poi la situazione si sbloccò grazie alla denuncia della Cgil insieme a 18 di questi lavoratori. Alla fine siamo riusciti a fare capire a certe persone che qui non era aria». «Le cronache di oggi ci rendono orgogliosi di aver condotto e vinto quella battaglia – aggiunge una nota del Pd – combattuta nel silenzio totale del centrodestra e fra le critiche interessate di chi sminuiva o negava tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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