Italia
C’è la fiera, i mezzi in sosta le oscurano il negozio
La protesta di un’artigiana contro il posteggio comunque autorizzato dai vigili «Situazione frustrante, possibile dover rivendicare il mio diritto a lavorare?»
VOLTERRA. I banchi e la vivacità del mercato le sono sempre piaciuti. L’umore è alto anche lunedì scorso, giorno della fiera di Volterra eppure quando arriva all’altezza del suo negozio di via Roma il sorriso diventa una smorfia di sorpresa amara e disappunto: la vetrina Bubo Bubo è invisibile per chi percorre la via del centro. Fagocitata tra furgoni parcheggiati proprio là davanti.
«L’ingresso del mio laboratorio è stato per tutta la durata della fiera praticamente inaccessibile, inutile dire che non è entrato nessuno: è possibile che a nessuno sia venuto in mente che durante la fiera anch’io avrei avuto il diritto di mostrare i miei prodotti artigianali e artistici?», racconta lei che da sette anni, ormai, lavora ininterrottamente nel suo laboratorio di via Roma.
Manghetti ci tiene a precisare che la sua protesta non mira a colpire gli esercenti dei banchi. «Li conosco tutti da anni e siamo in ottimi rapporti – sottolinea – Loro stessi erano mortificati e mi hanno spiegato che hanno dovuto occupare i posti assegnati loro dagli agenti della polizia municipale». L’artigiana non demorde e prova a chidere spiegazioni da chi dovrebbe tutelare i diritti del cittadino, dell’artigiano e del commerciante. «Non ho ottenuto molto, anzi praticamente niente, se non un rimpallarsi di responsabilità e qualche sorrisino ironico quasi di commiserazione».
La frustrazione è tanta. Manghetti vuole dar voce a questo spiacevole accaduto per evitare che in futuro si ripeta una situazione del genere. «Visto che il mercato a breve tornerà nel centro di Volterra, vorrei evitare che questo spiacevole inconveniente ricapitasse», aggiunge. E va nel dettaglio della giornata del 16 settembre, giorno della fiera e del mancato incasso: «A chi devo chidere i danni per mancato guadagno dovuto all’oscuramento della mia bottega?» .
Mancanza di rispetto, lesione dei diritti al lavoro come chiunque altro: la sfilza delle perplessità è lunga.
«Trovo grave nemmeno prendere in considerazione la mancanza di rispetto nei miei confronti e per la mia attività lavorativa, è troppo pretenzioso sperare che certi diritti siano riconosciuti di per sé, senza che si debba continuamente protestare per farli valere. E' questo l'aiuto che si vuole dare alle attività artigianali? Domande retoriche? Probabilmente domande senza risposta». E chiude: «Non voglio piangermi addosso; chiederò agli organi competenti la possibilità di spostare i banchi dalla parte opposta di via Roma, che per buona parte non ha attività commerciali».
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