Non sulla Rocca, ma nella Rocca. Il faro divide la politica
SAN MINIATO. Il faro torna in Rocca. Anzi no, nella Rocca. E lo scontro sta tutto qui, in una preposizione, che segna il confine di una soluzione di compromesso adottata dall’amministrazione per...
SAN MINIATO. Il faro torna in Rocca. Anzi no, nella Rocca. E lo scontro sta tutto qui, in una preposizione, che segna il confine di una soluzione di compromesso adottata dall’amministrazione per provare ad accontentare un po’ tutti, ma che proprio non va già ad una buona fetta della maggioranza, sempre più insofferente verso decisioni assunte senza tener conto del consiglio comunale. La vicenda, ormai nota, è quella del faro tricolore posizionato nel 1928 sulla cima della torre di Federico, distrutto insieme alla Rocca durante l’ultimo conflitto. Da qui il dibattito del dopoguerra, che ha sempre negato la possibilità di ricollocare sulla torre la copia del faro donata dalla Germania Federale, da un lato per il legame individuato con l’ideologia del ventennio, dall’altro per l’opportunità estetica di un faro rotante sopra una torre medievale. Un dibattito che si è riacceso negli ultimi anni, con tanto di comitato ad hoc e raccolta firme, che è riuscito a portare la discussione in consiglio comunale. Dopo una prima proposta, bocciata, di collocare il faro presso la chiesa di Santa Maria al Fortino, in un consiglio comunale aperto del giugno 2012 Pd, Sel e Comunisti Uniti avevano votato contro il ritorno del faro sulla Rocca, aprendo alla possibilità di una «collocazione più consona». «In quella sede – dice Mario Rossi, promotore del Comitato – fu avanzata anche l’ipotesi di una collocazione all’interno del sistema museale, di cui peraltro la Rocca fa parte». Da qui il compromesso dell’amministrazione: il faro tornerà in Rocca, ma in una teca al penultimo piano della torre. La cerimonia è già fissata per domenica 29 settembre, a partire dalle 10, seguita il venerdì sera da una cena a cura del Corteo Storico.
«Siamo orgogliosi di questo risultato – dice Mario Rossi – ottenuto con l’appoggio della Pro loco, delle associazioni, dei cittadini che hanno firmato la petizione, e grazie soprattutto alla collaborazione con l’amministrazione guidata dal sindaco Gabbanini».
Su Facebook, tuttavia, la consigliera Veronica Bagni (Pd) scrive di avere «ancora una mente abbastanza lucida e sveglia da ricordarmi – dice - che in consiglio comunale avevamo deciso altro. Ma quel giorno io, e tutti gli altri, in consiglio che ci siamo andati a fare? Niente, come spesso accade, purtroppo». Gli fa eco Francesco Lupi: «Si svuota sennò il senso di una istituzione – scrive – democraticamente eletta dai cittadini». «L’aspetto ancor più negativo – aggiunge Laura Cavallini (Sel) – è che dopo quella decisione nessuno si è preoccupato di dare una minima comunicazione ai consiglieri».
Giacomo Pelfer
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