Il Tirreno

Pontedera

Made in Italy-Cina in cinquanta metri è guerra dei bottoni

di Francesca Suggi
Made in Italy-Cina in cinquanta metri è guerra dei bottoni

Via Montanara, davanti alla storica sartoria Nardi apre un’attività di tagli e cuci orientale. E i prezzi scendono

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PONTEDERA. Una guerra a colpi di ago e filo.Made in Italy contro il paese del Sol Levante. L’arte della nonna italiana che lotta a suon di prezzi stracciati con quella degli avi di Kung Fu. È lo specchio dei tempi via Montanara: cinquanta metri di asfalto e concorrenza galoppante all’insegna del tagli e cuci.

“Sartoria italiana” si legge a carattere cubitali, da qualche tempo, nella storica vetrina di Maria Giovanna Nardi, una sorta di bandiera nazionale e di appello alle tradizioni nostrane. A pochi metri, infatti, c’è un Cái féng diàn huà: tradotto è la sartoria cinese di Lisa.

«È una lotta impari, è una concorrenza spietata che chi come me ha un’attività che già pratica prezzi equi e paga le tasse non riesce a sostenere alla lunga», è amareggiata la titolare della sartoria che dal’ 72 lavora nel campo del tagli e cuci e rammenda.

Da 5 mesi a questa parte prova a reggere la concorrenza dell’attività a mandorla poco lontano, ma è dura. «Faccio solo qualche esempio: normalmente l’orlo ai jeans e ai pantaloni lo facevo, come tutti, 8 euro, adesso l’ho abbassato a 4.50 euro, così la strettitura dei pantaloni», racconta nuovo listino prezzi alla mano.

Proprio l’altro ieri ha ridotto alcuni importi ancora di 0.50, obtorto collo. «La mia clientela fissa non è cambiata, la gente conosce come lavoro, sa che sono pignola: purtroppo l’attività di noi sarte non viene troppo considerata, ma dietro a un orlo c’è un pantalone da disfare – e continua - Questo per dire che occorre fatica e laboriosità, un mestiere che ho imparato da ragazza e non si improvvisa». Tra vestiti, canotte, pantaloni che aspettano di essere ritirati, le macchine da cucire del laboratorio di Maria Giovanna Nardi galoppano. Spunta sul bancone la nuova ricetta anti concorrenza cinese: un cartello che indica uno Speciale sconti per pensionati. «Ho visto che sono soprattutto le persone anziane a sperimentare la sartoria cinese, per questo mi sono attrezzata con un 10, 15% di sconti sui lavori che mi vengono richiesti da persone 80enni».

In via Montanara la concorrenza è spietata. «Ognuno è giusto che campi – continua Nardi – Il mio non è razzismo, è solo voler difendere il mio lavoro da una concorrenza a parer mio sleale perché non credo che queste persone abbiamo gli stessi obblighi fiscali che abbiamo noi».

Dall’altra parte, Lisa, almeno questo è il suo nome d’arte come sarta di via Montanara, ha il sorriso stampato in faccia. Ha 37 anni. «Ha aperto da 5 mesi», dice l’amico, sempre del Sol Levante che parla un minimo di italiano. Il negozio vende anche bigiotteria e oggettistica per cellulari: una sorta di cacciucco orientale, insomma. E i prezzi esposti fuori, certo, fanno gola: orlo a jeans 4 euro, a pantaloni classici 5 euro. Anche scorciare le maniche costa poco: 3 euro senza fodera e 6 con la fodera.

Il listino prezzi pecca un po’ in italiano. Errori di ortografia a parte dentro si lavora, con orario continuato dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 20 e pur la domenica pomeriggio.

Difficile pensare a un faccia a faccia tra una persona, magari anziana che deve spiegare un lavoro di tagli e cuci a una sarta che parla un italiano zoppicante (per usare un eufemismo). È vero ci sono sempre i gesti e un’economia che sempre più si fa multietnica.

Basta dare un’occhiata proprio nel cuore di Pontedera per toccare con mano un’altra sartoria del Dragone vicino alle Poste, e ancora un negozio Hi-Tech in via Palestro. E poi i tanti parrucchieri alle prese con forbici e acconciature e bar. Altro che ristoranti China. Nuvolette di drago e spaghetti di soia restano, ma l’economia a mandorla va ben oltre e abbraccia sempre nuovi settori e attività. Per un pugno di riso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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