Il Tirreno

Pontedera

L’azienda: un’unica strada, la chiusura

La linea che i rappresentanti della proprietà hanno illustrato ai sindacati nell’incontro a Pisa

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CASTELFRANCO. Nessuna alternativa alla chiusura. Nessun margine di trattativa per tentare soluzioni diverse e meno dolorose.

È questa, per il momento, la linea unica dettata dai proprietari dal calzaturificio Lorbac.

Una linea retta tracciata dalle difficoltà economiche dell’azienda, che per ora sembra avere come unica direzione la procedura di concordato di liquidazione con la chiusura definitiva di ogni attività. Un nulla di fatto, in pratica, per i rappresentanti sindacali che ieri mattina hanno incontrato a Pisa gli avvocati incaricati di rappresentare la proprietà che, come previsto, ha preferito delegare la discussione non presentandosi all’appuntamento.

Al loro posto c’erano i legali Maria Agostini e Filippo Notaro di Pisa e l’avvocato Giovanni Urti di Ponte a Egola, che hanno incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil insieme ai delegati sindacali dell’azienda.

Gli avvocati hanno subito spiegato che non esistono per la proprietà prospettive diverse dalla chiusura.

«Sono stati molto rigidi su questo punto – spiega Tania Benvenuti della segreteria provinciale della Filctem-Cgil – Hanno ribadito che per la proprietà la chiusura è l’unica strada possibile, causata da un dissesto finanziario consistente e dall’assenza totale di ordini per il futuro. In pratica si sono limitati a confermare ciò che sapevamo già, escludendo ogni altra prospettiva». Eppure le voci circolate in questi giorni raccontano di scenari diversi, di alternative possibili che lasciano accesa un minimo di speranza. C’è chi parla della vendita del marchio, chi della riapertura il prossimo anno con un numero ridotto di dipendenti. Solo voci, appunto, secondo i sindacati alimentati dalla stessa proprietà, gli avvocati hanno immediatamente smentito.

«Abbiamo fatto notare la contraddizione esistente tra ciò che si sente dire e quello che ci hanno riferito stamani – prosegue Benvenuti – ma loro hanno comunque smentito tutto».

Il dato certo è la difficoltà oggettiva dell’azienda, che da tempo navigava in acque agitate, e che recentemente avrebbe visto un peggioramento della situazione finanziaria. È così che i legali hanno giustificato ai sindacati la decisione assunta a sorpresa proprio alla vigilia della pausa estiva, nel consiglio di amministrazione dell’8 agosto.

«Hanno detto che la situazione era precipitata - prosegue Benvenuti –: avevano ricevuto degli insoluti e non hanno potuto fare diversamente». I sindacati hanno comunque rinnovato la richiesta di incontrare direttamente la famiglia Bachini: «Non ci arrendiamo – dice ancora la sindacalista – abbiamo ribadito la necessità di confrontarci direttamente con la proprietà».

Adesso la palla passerà nella mani del Commissario indicato dal Tribunale: si tratta di una dottoressa commercialista di Pisa che si è riservata alcuni giorni per decidere se accettare l’incarico. (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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