«Trasferire l’ufficio turistico nel tribunale»
Il mondo della cultura cittadina lancia proposte al Comune: archivio storico, patrimonio da tutelare
PONTEDERA. Il cuore storico e civico della città deve continuare a battere.Anche senza il tribunale. Insieme a quell’archivio ottocentesco di sentenze e fascicoli che Pontedera non vuole abbandonare in un capannone dei parà di Pisa. Ecco che le anime storiche e culturali cittadine si levano «per trasformare una sconfitta, la chiusura del tribunale, in qualcosa di positivo comunque per la comunità», sottolinea Michele Quirici, della casa editrice Tagete e innamorato, da sempre, della storia locale.
«La sede del tribunale è il Palzzo più vecchio di tutta Pontedera, anticamente il Comune era là, quindi è una struttura che ha un’importanza straordinaria», premette. L’idea che Quirici lancia e sulla quale spera di avere l’appoggio anche di altri soggetti cittadini è quella di trasferire l’ufficio turistico tra quelle mura, di allestirvi all’interno un museo del lavoro (extra Piaggio e Vespa) in cui si srotolino storie e fatiche della Pontedera delle fornaci, dei cordifici. «Considerato che si tratta di spazi molto grandi, una zona potrebbe essere riservata al racconto della città per immagini, com’era prima dei bombardamenti, poi ovviamente in un’altra area io manterrei l’archivio storico del tribunale e non ultimo aprirei al pubblico le antiche carceri che sono sotto e sopra, si tratta di pezzi del passato che tante persone ignorano».
E' l'amore per il passato, per le vicende giudiziarie ed elettorali che hanno caratterizzato dal 1830 ad oggi non solo Pontedera ma tutta la Valdera a far scattare sonoro anche l'appello di Alessandro Spinelli, studioso e appassionato di storia locale, autore di diversi libri a tema.
«Chi come me ama la storia e ha scritto libri, sa bene che spulciare negli archivi storici è fondamentale: portare tutto in un capannone a Pisa, significa parcheggiare questo prezioso materiale in un angolo, prima del macero».
Quegli atti, infatti, se non troveranno una collocazione saranno destinati a una emigrazione forzata in quel di Pisa. Lontani da quel territorio di cui raccontano storie di processi, fatti, avvenimenti, persone, condanne. E pure tutti i risultati delle elezioni e altro materiale elettorale fanno parte di questo archivio che prenderà, forse, la via dell’oblio.
«Vorrei che noi cittadini appassionati di storia e innamorati della cultura, ci unissimo per dar vita a un appello corale per salvare l’archivio storico e il palazzo tutto, considerato il valore che ha», continua e chiude.
«Non vorrei e lo dico solo come provocazione, che quelle mura fossero trasformati in miniappartamenti».
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