Bocelli parla di politica e ora le canta ai partiti
Pesanti critiche sia ai Democratici che al Pdl davanti al governatore Rossi durante la festa Pd. «Basta col “furbismo”»
«Finché non ci sarà una rivoluzione morale questo paese non uscirà dalle sabbie mobili...». Andrea Bocelli prima si tira indietro e confessa di non voler parlare di politica ma alla fine accetta l’invito del giornalista Massimo Marini, che stava intervistando il governatore della Toscana Enrico Rossi nell’ambito della festa del Pd. Entra in scena - nella piazza principale del suo paese - a fianco di Rossi e del sindaco Fabio Tedeschi del Pd. Parla fuori dal coro, “da solista”, dice; e le canta ai partiti.
Il palco e la platea. Addio recinto doratissimo del bel canto: sul palco non solo le straordinarie performance da tenore, ma anche le critiche, spesso dirette e inequivocabili, ai gestori del bene comune. Bocelli di fatto inaugura una nuova stagione in cui pubblicamente approfondisce temi politici; e non risparmia attacchi al Pdl come al Pd, accusati di imporre alla gente un pensiero univoco. In piazza applausi e condivisione, sul palco e in parte della platea (quella di dirigenti e amministratori del Pd) qualche imbarazzo per la sortita inattesa, anche se il governatore, impegnato in questo improvviso... duetto non canoro, sottolinea come questa passione del grande cantante sia una bellissima cosa.
Teatro, web e congresso. Pur non pienamente d’accordo con il maestro, Rossi cerca di sfumare sulla polemica sui partiti: «Vanno ripensati, ricostruiti», replica. E a fine dibattito, in privato, si impegna a sostenere il progetto di un museo del Teatro del Silenzio che sta a cuore a Bocelli. Un museo pensato per valorizzare quelle colline della Valdera dove ogni anno, a metà luglio, arrivano migliaia di spettatori per il concerto di Bocelli. Dalla Valdera il governatore ha anche ribadito il suo no a Renzi come segretario nazionale del Pd e tutta la sua simpatia per Gianni Cuperlo. «Il mio obiettivo – ha detto – al di là dei problemi economici e finanziari è quello di dare a tutta la Toscana la connessione internet veloce per promuovere turismo ed economia».
L’affondo. Ma la serata si ricorderà per l’affondo politico di uno dei personaggi di riferimento della musica internazionale. Per spiegarsi il cantante ricorre a esempi concreti. Non è possibile che le molte anime presenti nel Pdl riescano a convivere tra loro. «Non possono stare insieme – dice – ex democristiani, che pensano a uno Stato imperniato sul concetto del Vangelo, con i liberisti in senso sfrenato, con chi ritiene che quelli che hanno e sanno fare qualcosa si possano arricchire a dismisura». Ma se il Pdl è eterogeneo, il Pd non sta meglio, osserva. «Difficile trovare nel vocabolario un aggettivo per definire il Pd...», aggiunge sarcastico. Ed ecco che arrivano i nomi dei cattolici Enrico Letta, Matteo Renzi o della stessa Rosy Bindi. «Come possono andare d’accordo con altri che sono marxisti, che pensano che la religione sia l’oppio dei popoli e la proprietà privata un furto...». Conclusione: secondo il cantante qualsiasi governo sia messo insieme da questi partiti così complicati , non potrà durare. L’unica via di uscita, continua Bocelli, può essere un cambiamento di mentalità che metta il lavoro al centro, superando le logiche del “furbismo” che ha battuto il moralismo.
Le mamme sono cambiate. «Tanti anni fa le mamme dicevano: ho un figlio fantastico, lavora dieci ore al giorno, si fa un mazzo incredibile, guadagna poco ma è contento. Che fosse vero o no, si vantavano di questo. Oggi sento le mamme che parlano tra di loro e dicono: mio figlio è stato fortunatissimo perché ha trovato un posticino fantastico, non fa niente dalla mattina la sera, prende un buon stipendio e torna a casa. Ecco, in questo modo come fa un paese a crescere? Io se avessi un figlio con il posticino fantastico che lavora poco, mi vergognerei».
Schermaglia finale. Rossi ragiona sui partiti, li difende. «Io - dice - non sono d’accordo. Perché la politica è proprio lo sforzo di mettere insieme persone che la pensano diversamente. I partiti hanno dato una pessima prova ma sono strumenti da ricostruire: sono imperfetti ma bisogna affidarsi a loro perché servono a tenere insieme le persone». Bocelli chiede e ottiene una replica. È l’acuto finale: «Io sarei commosso di vedere un partito che mette insieme persone di opinioni diverse; ma il fatto è che vedo partiti che, senza eccezione, impongono alla gente di pensarla tutti nello stesso modo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
