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Sempre a rischio la vita del barista con il tetano
Il primario di Cisanello: «La gravità sta nel fatto che non esistono cure specifiche Occorre aspettare che la tossina del batterio venga espulsa dall’organismo»
CASCINA. Sono giorni di grande preoccupazione per i familiari di Roberto Luperini, barista 65enne di Cascina, ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Cisanello in prognosi riservata. Ai parenti i medici ed il primario dell’unità operativa di rianimazione dottor Malacarne, hanno spiegato i rischi che l'uomo corre e quello che potrebbe essere il decorso della malattia.
Luperini al momento resta in coma farmacologico per aiutarlo a respirare e per mantenerlo in vita, visto che il batterio del tetano tende a bloccare i muscoli e potrebbe impedirgli la respirazione. Il dramma per il barista è cominciato all'inizio della settimana, quando ha cominciato ad avere i primi dolori al collo e alla schiena. Avendo avuto in passato dolori alla cervicale, l'uomo non ha pensato di avere contratto un'infezione da tetano. Nessuno, del resto, in famiglia aveva collegato un banale taglio che il barista ha sotto un piede con la possibilità che si fosse infettato. Invece, quella piccola ferita, non disinfettata in maniera profonda e venuta in contatto con dei batteri solo perché il piede è stato appoggiato per terra o anche solo dentro calzature aperte, ha innescato l'infezione da tetano. Sono stati proprio i familiari, spaventati dal fatto che i dolori aumentavano e dai muscoli irrigiditi del viso, ad accompagnare il barista all'ospedale dove è emersa la brutta verità.
Purtroppo, quello che è successo a Luperini potrebbe ripetersi. Sono in tanti, infatti, a non conoscere o a sottovalutare i rischi di infezioni da tetano.
Luperini abita con la famiglia a Casciavola, nel comune di Cascina. Per anni ha avuto un bar vicino alla stazione di Navacchio, poi ha acquistato un bar a Riglione, nel centro del paese. La notizia del suo ricovero all'ospedale, dove si trova in condizioni abbastanza preoccupanti, ha colto di sorpresa i clienti che chiedono informazioni sull'uomo e sperano che possa superare questo difficile momento. Se le condizioni non si aggraveranno tra alcuni giorni i medici della rianimazione proveranno a svegliarlo dal coma.
«La gravità della situazione – spiega al nostro giornale il dottor Paolo Malacarne, direttore dell'unità operativa di anestesia e rianimazione presso il Dipartimento Emergenza ed Urgenza dell’ospedale di Cisanello – è che non esistono in questi casi cure specifiche. Bisogna quindi attendere che la tossina prodotta dal batterio venga completamente eliminata dall'organismo. In media ciò si verifica dopo 30-90 giorni, durante i quali la persona viene tenuta artificialmente in coma farmacologico e dunque intubata e ventilata. L'azione della tossina si esercita, infatti, soprattutto a danno del sistema muscolare attraverso continue e violente contrazioni che, in assenza dell'anestesia totale, creerebbero la progressiva distruzione delle fibre muscolari. Ancor più delicati sono i primi quindici giorni, con la possibilità di andare incontro ad infezioni, emorragie e trombosi. Il decorso appare inoltre ancor più incerto per un paziente anziano, più debole fisicamente rispetto ad un giovane nel sostenere il grosso impatto delle cure».
Sabrina Chiellini
Gian Ugo Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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