Il Tirreno

Pontedera

Il tribunale diventi culla d’arte

di Manolo Morandini

La proposta dell’architetto Bartalini per il futuro dell’immobile che dal 13 settembre sarà svuotato

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PONTEDERA. Da tribunale a Macchina della creatività e del buon respiro. Un nome lungo e articolato per dar corpo a un concetto. Quello che per l’architetto Alberto Bartalini sta nel cogliere l’opportunità che si lega allo sgombero degli uffici giudiziari da Palazzo dell’Orologio. Non ha dubbi il creativo che ha legato il suo nome a importanti operazioni, tra cui il Teatro del Silenzio. E la sua è una proposta che va oltre la prospettiva di trasferire in quelle stanze gli uffici del giudice di pace. «Si svuota un contenitore nel cuore di Pontedera – dice Bartalini –. Il decumano e il cardo della città romana s'incrociano proprio in quel punto. È un’agorà naturale, di pregio architettonico. Ed è anche l’unico palazzo importante di Pontedera. Non facciamoci più uffici, ma qualcosa che serva al dialogo».

Nessuna contrapposizione col presente, ma una proposta che ribalta le prospettive. «Per riuscire a vedere più in là del proprio naso». Da ciò che c’è e non ci sarà a partire dal 13 settembre, col trasloco di tutte le attività di giustizia a Pisa, a quello che potrebbe esserci. Per far capire la forza comunicativa del luogo l’architetto ricorre a un esempio. «L’atrio del Comune, seppur nella sua pochezza, è in un punto nevralgico per il processo comunicativo. Lì si scoprono le cose che poi si vanno a vedere nei vari luoghi della città». E il prossimo ex tribunale potrebbe assolvere al meglio il ruolo di vetrina. Ma con più di un’accortezza. «Dovrebbe divenire un’area museologica viva e attiva – spiega l’architetto Bartalini, che non si sottrae alla sfida di dare una nuova identità a quei locali –. Manca un contenitore in cui far esercitare la creatività in città. Capace di attivare rapporti su scala nazionale e internazionale. Una cosa del genere non c’è a Pisa e neppure a Firenze».

Un pensiero in movimento, così come il luogo “riconquistato”, il Palazzo dell’Orologio. «Una macchina della creatività e del buon respiro, che accumula storia, contemporaneità e progetta il futuro – spiega Bartalini –. È un progetto interessante, che potrebbe portare in città un flusso di gente che studia e si documenta. Avrebbe un respiro non solo per Pontedera ma per tutta l’area pisana. Lì si potrebbero progettare eventi e interventi per tutta l’area. E ci sono tutti i presupposti per farlo, una città che da un decennio ha provato a scommettere sulla contemporaneità». E aggiunge: «Quel palazzo è una Ferrari, la benzina non è un problema e a guidarla sarà l’intelligenza degli uomini. Perché l’arte può essere anche un veicolo economico, capace di tenere in tensione e ravvivare un luogo».

Già la benzina. Chi potrebbe sostenere economicamente l’operazione? «I soldi sono l'ultima cosa se un progetto è serio si trovano i finanziamenti perché ci sarebbero i giusti ritorni». E per chiarire l’impostazione, al di là del caso: «Diego Della Valle ha legato da due anni il suo nome al restauro del Colosseo. Quando l’intervento si farà non avrà neppure una targa con il suo nome. Ma poco importa, il risultato lo ha già ottenuto perché da due anni si parla di lui in tutto il mondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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