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Revocata la licenza in Scozia al dissociatore modello

PONTEDERA. Chiude l’impianto scozzese modello. Per l’agenzia dell’ambiente Sepa (Scottish environment protection agency) quel sito non rispetta l’ambiente. Un impianto preso a riferimento da Ecofor...

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PONTEDERA. Chiude l’impianto scozzese modello. Per l’agenzia dell’ambiente Sepa (Scottish environment protection agency) quel sito non rispetta l’ambiente. Un impianto preso a riferimento da Ecofor Service per caldeggiare il porgetto di un dissocoiatore molecolare a Gello, capace in un anno di rigenerare 60mila tonnellate di materiali, altrimenti destinati in discarica. Ma la realtà non è come appare e se il progetto pontederese è “congelato” nelle stanze della Provincia che ha sospeso l’iter di Via, quello scozzese salvo diversa decisione del giudice chiuderà il 23 settembre.

A rilancioare le sorti delo caso scozzese è il Coordinamento gestione corretta rifiuti Valdera. «Doveva essere l’inceneritore modello – afferma –, un “dissociatore molecolare” di ultima generazione, gemello di quello da realizzare a Gello di Pontedera al costo di almeno 45 milioni di euro, ma dopo oltre 4 anni di tentativi la Sepa (l’equivalente della nostra Arpat) ha annunciato la decisione di ritirare la licenza operativa alla società che gestisce l’inceneritore, visitata più volte da Ecofor, Provincia di Pisa, Arpat e sindaco di Pontedera». E aggiunge: «Il progetto del dissociatore molecolare di Pontedera, tra l’altro, non è stato annullato, bensì solo sospeso dalla Provincia di Pisa, sperando nell’arrivo di novità tecniche dall’impianto scozzese risolutive dei gravissimi problemi riscontrati. Novità che sono ora arrivate dalla Scozia, ma in senso definitivamente negativo. Ci attendiamo quindi, nei prossimi giorni, il ritiro ufficiale e definitivo della richiesta di Ecofor alla Provincia di costruire un impianto inadeguato, costosissimo e fallimentare, nel territorio comunale di Pontedera».

Spulciando il provvedimento dell’agenzia Sepa saltano fuori le ragioni della revoca della licenza. “Il ritiro della licenza è una azione non usuale e seria, presa dopo un attento esame delle opzioni normative”. E ancora: “L’impianto, costato agli scozzesi circa 20 milioni di sterline, è arrivato a recuperare al massimo il 3% di energia, ha provocato l’emissione di sostanze molto pericolose per la salute degli esseri viventi ed ha causato un grave incendio dopo l’ultimazione delle modifiche tecniche progettate”.

Il sindaco di Pontedera Simone Millozzi ribalta la tesi del Comitato. «Il progetto ispirato al modello scozzese da tempo ormai è archiviato dall’amministrazione, poiché i dati che periodicamente ci arrivavano dalla Scozia non erano rassicuranti e quindi non ci permettevano di avviare in maniera concreta nessun tipo di iniziativa simile».

Il primo cittadino sgombra il campo da possibili equivoci. «Ci fu proposto come alternativa quello del Green Flaf, utilizzato nello stabilimento di Arese nei pressi di Milano – conclude –. In questo caso abbiamo avuto qualche esitazione, dato che la stabilità economica dell’azienda lombarda non era garantita. Ebbene, dopo alcuni mesi ho appreso che alcuni tra i maggiori imprenditori della Green Flaf di Varese sono stati indagati e accusati dalla magistratura poiché pare che lo stabilimento non funzionasse in maniera corretta e disperdesse i rifiuti in siti illeciti».

Tommaso Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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