Il Tirreno

Pontedera

Chiude perché strozzato dalle tasse

Chiude perché strozzato dalle tasse

Cartello-denuncia fuori del portone per scusarsi coi clienti e per spiegare loro i perché della decisione

3 MINUTI DI LETTURA





CALCINAIA. Si fermano in tanti davanti a quelle vetrine in cui ora campeggiano solo dei teli bianchi. Lo fanno non tanto per sbirciare dentro, quanto per leggere il cartello-denuncia che è stato affisso da qualche settimana all’ingresso di quella che fino a poco tempo fa era un’attività commerciale di un gruppo imprenditoriale consolidato, che fa capo ai fratelli Bertelli.

Il cartello riporta le principali motivazioni alla base della chiusura del negozio di articoli per la pulizia Airone a Calcinaia, proprio al fianco del supermercato Simply. Il succo è: “Troppe tasse, poca vicinanza da parte delle banche e degli enti locali”.

In questo modo il titolare Enrico Bertelli, proprietario di altri due esercizi di questo tipo a Fornacette e a Castelfranco di Sotto, si è voluto scusare con tutti i suoi clienti. È lunga la lista dei perché che emergono dal cartello. “Vogliamo ringraziare la nostra spettabile clientela – vi è riportato – per la fiducia che ci ha dimostrato in tutti questi anni di apertura del negozio. Purtroppo, siamo costretti a chiudere questa attività commerciale per colpa di: aumento delle tasse, aumento delle tariffe comunali per la pubblicità, aumento della tassa sui rifiuti solidi urbani, aumento generale delle utenze (luce, gas, ecc.), aumento dei contributi previdenziali per titolari e dipendenti, indifferenza delle istituzioni per il piccolo commercio, apertura di grossi centri di superficie superiore a 400 metri quadrati senza alcun controllo, difficoltà di accesso al credito bancario”.

Una denuncia bella e buona quella di Bertelli, il quale, insieme a quello di Calcinaia, ha chiuso anche un negozio, con il marchio “Iper Soap”, in via Roma a Pontedera. In tutto, sono state tre le persone a perdere il lavoro e a ritrovarsi a casa senza un impiego.

«L’ho fatto con la morte nel cuore – ci dice Enrico Bertelli – ma non avevo altra scelta. La situazione era diventata davvero insostenibile. Fino al 2011 abbiamo tenuto abbastanza bene, con incassi che ci permettevano di tirare avanti, ma poi, a causa anche della crisi economica generale che ha colpito le famiglie, il lavoro è calato alla grande e, contemporaneamente, le spese sono salite a livelli folli. Un giorno c’era l’aumento della spazzatura, un altro quello della pubblicità, un altro ancora i costi per l’adeguamento alla legge 626 sulla sicurezza sul lavoro coi relativi, e salatissimi, corsi da seguire. A tutto questo occorre aggiungere un sistema bancario diventato estremamente penalizzante per noi piccoli imprenditori. Ora, non appena vai fuori fido, ti castigano subito con botte da ottanta euro l’una. Insomma, la tolleranza è pari a zero. Proprio come dice il proverbio: “Agli zoppi pedate negli stinchi”».

Un bel giorno, Bertelli, stanco ed esasperato da questo stato di cose e dall’assedio di bollette e bollettini, si è riunito con il proprio commercialista ed insieme hanno fatto un po’ di conti. È emersa la triste verità, non c’erano più i margini per sopravvivere.

«Per un po’ – continua a raccontare l’imprenditore – siamo andati avanti contando sui risparmi di famiglia, ma su questa strada non potevamo di certo proseguire per parecchio. Alla fine, quindi, ci siamo decisi e abbiamo detto basta. Con immenso dispiacere, anche per quei tre dipendenti a cui non possiamo più garantire uno stipendio».

Cristiano Marcacci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera