Il Tirreno

Pontedera

uliveto terme

A passo di barca sull’Arno poi l’apericena medievale

A passo di barca sull’Arno poi l’apericena medievale

VICOPISANO. Il progetto, ideato e promosso dalla Regione, si chiama “Toscana Arcobaleno d’Estate”, da oggi fino al 25 agosto coinvolge decine e decine di Comuni che, per salutare in bellezza i mesi...

3 MINUTI DI LETTURA





VICOPISANO. Il progetto, ideato e promosso dalla Regione, si chiama “Toscana Arcobaleno d’Estate”, da oggi fino al 25 agosto coinvolge decine e decine di Comuni che, per salutare in bellezza i mesi più caldi dell’anno, fanno festa, concedendosi (e dispensando) allegria e divertimento. Uliveto Terme e il Comune di Vicopisano, domani dalle 17.30 alle 22.30, aderiscono all’iniziativa con un programma che si muove tra terra e acqua. “Apericena a passo di barca sull’Arno”: il nome della giornata dice tutto.

Da una parte, la cena medievale (dalle 19, a cura della Pro Loco di Uliveto), con organizzatori, commensali e comparse opportunamente in costume, e con uno speciale menù ispirato alle ricette di quella lontanissima epoca (il tutto “a prezzo da sagra”). Dall’altra, i passaggi sull’Arno a bordo dei barchini, dalle 17.30 alle 21.30, dalle sponde di Uliveto (appuntamento in golena, sul Lungarno Garibaldi) facendo rotta verso Cascina (e ritorno).

Poi, le esibizioni artistiche di Diego Parri, Leonardo Taccola (alias “Dante Alighieri”) e AgniAttam (duo formato da Tommaso Valenti e Francesca Deias, con Jean Louis Degree Gnonka alle percussioni).

A capitanare i barcaioli di Uliveto Terme, Bruno Frassi, che quelli del paese conoscono come “Zingo”. A testimoniare l’antica, gloriosa scuola dei locali costruttori di barche, Franco Frassi, 85 anni, «l’ultimo dei Mohicani», come ama scherzosamente definirsi, visto che oggi non c’è più nessuno che, con le proprie mani, si prenda la briga di mettere insieme un’imbarcazione “da Arno” da cima a fondo. Lui, Franco, a stendere la pece e il catrame sulle fasce di legno provenienti dalle segherie di Ponticelli, vicino Santa Maria a Monte («Oggi non ce n’è più una, all’epoca ne esistevano quattro o cinque, s’andava a prendere il legname col barroccio»), ha iniziato che aveva dieci anni. Tradizione di famiglia: costruttore di barche il nonno, lo zio, il padre Giuseppe.

«Per diventare Maestro d’ascia bisogna fare l’apposito esame in Capitaneria. Mio figlio Giuseppe, che ha 51 anni, l’esame l’ha fatto, e infatti a lui il titolo spetta di diritto», racconta sornione l’ultimo Mohicano, «invece io quell’ultima prova non l’ho mai sostenuta, e infatti sono ancora “allievo Maestro d’ascia”. Sono allievo più o meno da sessant’anni, però quando ho costruito le barche da mare quelli della Capitaneria me le hanno sempre passate. Forse per anzianità», ridacchia. «Al tempo dei navicelli, che dalle cave di Uliveto trasportavano i materiali da costruzione estratti, sassi, sabbia, eccetera, i miei familiari lavoravano in quel campo. Quando dal fondo delle barche iniziava a far capolino l’acqua, facevano le riparazioni. Se c’era bisogno, facevano tutto il tragitto: fino a Pisa, a Porta a Mare, poi fino a Livorno, lungo il canale, appunto, dei navicelli. I cui cantieri veri e propri erano a Pisa, in Darsena, ma anche qui, a Uliveto, c’era una zona dove si tiravano le barche in secco e si sistemavano. Anche lì, pece e catrame, catrame e pece. Si diventava tutti neri. Poi nel ‘43, coi bombardamenti, finì tutto».

Andrea Lanini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web