Il Tirreno

Pontedera

Sommozzatori in acqua recuperati pezzi di canna

di Francesca Suggi
Sommozzatori in acqua recuperati pezzi di canna

Nella zona dei cavi elettrici dove è morto folgorato il perito chimico di Colleoli spuntano cartelli gialli che segnalano l’alta tensione e altri di divieto di pesca

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PONTEDERA. Il laghetto è là come sempre. Così come le postazioni segnate con i legni sono al loro posto, con i numeri in progressione. Allo stesso modo il chiosco del circolo sportivo e la naturache circonda l’invaso, non portano segni di quella tragedia. A ricordare, invece, l’assurda morte per folgorazione del perito chimico di Colleoli sulla sponda dell’invaso sovrastata dai cavi elettrici sono quei cartelli spuntati che avvisano del pericolo. “Attenzione corrente elettrica”, dicono quelli Enel in giallo; “Divieto di balneazione, di campeggio e di pesca, non oltrepassare”, mettono in guardia quelli bianchi e neri. E ancora, ci sono quelli rossi, di stop che ricordano “Divieto di pesca, cavi di alta tensione”.

Sono tanti. Tutti attaccati alla rete che da una settimana a questa parte circoscrive l’area della tragedia. Solo dopo, purtroppo.

Otto giorni, infatti, sono passati dalla vigilia di Ferragosto, lo spartiacque tra la vita e la morte per Giorgio Donati, 50enne di Palaia. È pomeriggio, il chimico appassionato di pesca e socio del circolo sportivo Lago Nemo che gestisce il laghetto si sta divertendo con la sua canna in carbonio proprio in quel tratto di lago, dove ovviamente non c’è alcun avvertimento di pericolo.

Ad un certo punto, in una manovra di pesca, forse per tirare su un pesce, la sua canna urta i cavi dell’alta tensione situati ad un’altezza di circa 8 metri: un attimo. Le scariche elettriche sono letali per l’uomo che lascia moglie e due figli.

A parte la cartellonistica installata dopo il dramma, l’altro giorno tornano sul laghetto i carabinieri di Pontedera che si occupano del caso, insieme ai sommozzatori arrivati da Livorno. L’immersione porta i suoi frutti e vengono recuperate due parti della canna da pesca: uno dei due resti rinvenuti in acqua è quello che Donati teneva in mano quando è arrivata la scarica elettrica. Si notano i segni proprio sull’impugnatura. C’è ancora una parte dell’attrezzo sportivo che manca all’appello: si tratta di tasselli fondamentali per le indagini in corso.

Sulla vicenda, infatti, la Procura di Pisa ha aperto un’inchiesta, proprio per capire e chiarire se la morte di Donati poteva essere evitata con un’adeguata cartellonistica che segnalasse il pericolo con gli opportuni segnali di divieto. Proprio come ci sono adesso. A questo proposito i gestori del circolo sportivo Lago Nemo, invaso di proprietà comunale, ci tengono a sottolineare che poco prima della folgorazione e della morte del perito chimico qualcuno di loro aveva avvisato Donati e l’altro pescatore con lui che là non poteva stare.

«L’abbiamo detto anche ai carabinieri che uno dei gestori del circolo che si trovava là in quel momento, aveva detto ai due uomini che in quel posto non potevano stare perché era rischioso», dicono dal circolo.

E se parole che mettono in guardia ci sono state, come dicono dal Lago Nemo, comunque sia, fino a una settimana fa, le necessarie misure di sicurezza in quella zona mancavano.

Da una parte l’istantanea del 14 agosto, dall’altra quella di adesso. Prima i cartelli non c’erano, così pure la rete a protezione. Oggi c’è tutto quello che mancava. Per segnalare il pericolo di quei cavi di alta tensione. E forse per scongiurare una tragedia.

Intanto sul posto vanno anche gli addetti dell’Enel per verificare se l’impatto abbia creato problemi a tutta la linea e ai cavi non dotati di copertura. Al contrario, invece, nessun disagio viene riscontrato.

Giorno dopo giorno, comunque, le indagini vanno avanti per chiarire responsabilità e colpevoli, se ce ne sono. Risultati attesi anche dalla famiglia di Giorgio Donati che si è rivolta ad un legale per far luce su una fine così incredibile e assurda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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