Il presidio
CariVolterra, la condanna divide
Dopo la sentenza del tribunale del lavoro diffuso un volantino del direttivo Fabi
VOLTERRA. Oltre alla sentenza del Tribunale del lavoro di Pisa nelle filiali della Cassa di risparmio di Volterra circola un volantino a firma del direttivo Fabi. E sono le carte a parlare di un clima teso. Nel provvedimento del giudice la direzione dell’istituto di credito viene richiamata per comportamenti antisindacali sia nel caso del trasferimento di un rappresentante sindacale, senza il previsto nulla osta sindacale, che per la disputa sulle modalità di convocazione e i tempi di preavviso per le assemblee dell’organizzazione.
“È con amarezza che dobbiamo rilevare come, per affermare il diritto del lavoro nella nostra Cassa sia ormai necessario ricorrere puntualmente al Tribunale – afferma il direttivo Fabi di Cari Volterra nel volantino distribuito ai colleghi –. Ne faremmo volentieri a meno, ma come consentire le irregolarità e le forzature che puntualmente sono messe in campo? Il sindacato esiste proprio per contrastare questi comportamenti”. E rispetto al decreto con cui il giudice del lavoro condanna l’azienda sottolineano che i provvedimenti “fanno seguito alla sentenza di condanna a suo tempo comminata dal giudice del Tribunale del lavoro per la pretesa presenza dei dirigenti aziendali nel corso delle assemblee del personale di Cecina e Volterra”.
Una sponda, il pronunciamento del giudice del lavoro, su cui fa leva il direttivo Fabi. «Il sindacato non può rendersi complice, né consentire con un colpevole silenzio il ripetersi di queste situazioni incresciose – si legge nel documento –. Il primo dovere del sindacato è proprio quello di contrastare il mancato rispetto delle regole e di favorire così la certezza del diritto e il senso della tutela delle persone».
Tra le righe viene emerge un dialogo tra sordi. «Non si pensi che il sindacato si sia limitato ad un ruolo di controllo e di denuncia – sostiene Fabi –. Anzi: ha cercato con insistenza e persuasione di indurre l’azienda a ripristinare la legalità dei propri atti. Ma di fronte all’intransigenza più determinata non c’è altra alternativa che rivolgersi ad un terzo super partes titolare dell’autorità necessaria a ripristinare il diritto in azienda». Avvisati i colleghi. «Verranno messi in circolo veleni, considerazioni personali, critiche e quant’altro sia utile a distogliere l’attenzione dal senso di questa ulteriore sentenza e dalla sua gravità, per alleggerire la posizione aziendale e insinuare comunque una colpa del sindacato o dei sindacalisti».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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