Il presidio
Quel mostro generato dalla politica
Chianni, dal 1998 la discarica è chiusa sulla carta. Gli enti non trovano l’accordo sul progetto di messa in sicurezza
CHIANNI. Quel mostro generato dalla politica. Il moloch è la discarica delle Grillaie a Chianni. Nata piccola nel 1990, salvo quadruplicare in una manciata di anni, per fronteggiare l'emergenza rifiuti regionale. Da tre lustri è in attesa di un destino definitivo. In gestione post operativa provvisoria, questo il termine tecnico, dal 31 maggio del 1998. Non si trova la quadra per porre una pietra sulla vicenda che ha visto mobilitarsi i cittadini di Chianni, Lajatico e Terricciola. Maleodoranze e timori per la salute e l'ambiente. Battaglie, sit-in, picchettaggi, raccolte di firme. Le ragioni che hanno portato alla chiusura anticipata dell'impianto per decisione della Provincia di Pisa. L’unica decisione ferma in un quadro d'incertezze. E il balletto della politica continua. Al punto che lo scorso 9 maggio la conferenza dei servizi ha approvato il progetto per la messa in sicurezza della discarica presentato dall'ex gestore Nsa Srl. Arpat e Provincia approvano in via definitiva. Ma i Comuni non ci stanno. L'autorizzazione rimane in un cassetto. Il presidente della Provincia Pieroni a distanza di qualche giorno cambia le carte: .
C’è un passato che pesa. Al punto che da tecnica la questione si fa soprattutto politica. Il progetto, l'ultimo di una serie proposti dalla Nuova Servizi Ambiente di Chianni, è arrivato sul tavolo della Provincia di Pisa lo scorso marzo. Un frutto atteso, figlio di una trattativa che a fine 2012 ha visto la discesa in campo anche della Regione Toscana. La chiusura anticipata della discarica non ha permesso di creare il profilo necessario a far defluire correttamente la pioggia.
Al centro di quel maxi cumulo c’è una sorta di depressione che vista dall'alto ha le fattezze di un piccolo lago. L’acqua ristagna e soprattutto s'infiltra nel corpo della discarica, tra i rifiuti. Urge la messa in sicurezza per un'adeguata regimazione delle acque meteoriche e una copertura definitiva del sito, che continua a produrre percolato e biogas. La stessa Arpat rileva che il «sistema impiantistico necessita, a più di 15 anni dalla sua attivazione, di importanti ristrutturazioni».
Il tampone. A far da tampone all'indecisione è la scelta originaria del sito alle Grillaie. Sotto la discarica c'è uno strato di argilla tale da limitare il rischio di permeabilità e soprattutto è esclusa la presenza di falde acquifere. E dai monitoraggi e sopralluoghi l’Agenzia per l'ambiente evidenzia una gestione post chiusura «anche se non completamente conforme a norma di legge, anche per la mancanza di un progetto approvato dagli enti, per lo meno sufficiente: il percolato è stato regolarmente estratto e smaltito, il biogas è stato recuperato tramite la centrale di estrazione e inviato al cogeneratore, oppure, in condizioni di emergenza, combusto in apposita torcia».
Manca l’accordo. La Provincia sembra avere le mani legate. A bloccare la decisione è una delibera della giunta provinciale del 29 maggio 1998. In quella data, oltre a fissare la cessazione della discarica, viene stabilito che “non si procederà all’assunzione di nuovi atti autorizzativi riferiti all'impianto in oggetto senza il preventivo assenso dei consigli comunali di Chianni, Lajatico e Terricciola”. Comuni oggi guidati rispettivamente da Francesca Mancini, Fabio tedeschi e Antonietta Fais. E infatti il presidente Pieroni «sospende» l’autorizzazione, «al fine di raggiungere una sostanziale condivisione dei contenuti della decisione con i tre Comuni interessati» auspicando «da parte loro un atteggiamento rivolto a una soluzione sostenibile e rapida». Quella rapidità che da quindici anni tiene in stallo una discarica.
La vera protagonista. Protagonista è la politica, anche sugli aspetti tecnici del caso. Negli anni cambiano gli interlocutori, ma il nodo resta. «Proporrò alla giunta un atto di indirizzo per il Servizi ambiente per rendere coerente l’iter amministrativo con i contenuti della mozione approvata dal consiglio provinciale il 17 dicembre 1997 – dice Pieroni –. La tutela dell’ambiente e il rispetto del principio di adeguatezza nelle operazioni di chiusura della discarica guidano l'azione dell’amministrazione provinciale: a questi fondamentali obiettivi gli uffici si atterranno rigorosamente e da questi devono discendere le soluzioni tecniche».
Il miraggio zero. Da più parti a scaldare il cuore è l’idea di una bonifica a rifiuti zero. I Comuni interessati la rivendicano da sempre. Ma manca la sostanza. A metterlo in luce è l’Arpat. C'è stata solo un’ipotesi progettuale, ma senza alcun supporto di disegni e calcoli dimensionali.
«L’ipotesi prevede la scoperchiatura parziale dell'attuale corpo discarica senza valutazioni degli impatti prodotti dalla gestione dei percolati e delle emissioni odorigene necessariamente connesse allo sbancamento dei rifiuti – chiarisce l’Agenzia per l’ambiente –. In tale ipotesi progettuale la riprofilatura delle superfici è infatti effettuata senza riporti di materiali dall’esterno e deve necessariamente prevedere sbanchi e riporti di rifiuti preesistenti al di sotto delle attuali coperture provvisorie».
Un’ipotesi che piace anche a Legambiente Valdera che ha espresso «preoccupazione per la forzatura con cui la Provincia intende imporre la ripresa del conferimento dei rifiuti nella discarica della Grillaia». Indicando come prospettiva ragionevole «la bonifica a rifiuti zero».
La differenza. Nel progetto approvato per dare forma definitiva alla discarica, e targato Nsa Srl, la colmatura del sito è prevista con l’utilizzo di rifiuti inerti che trovano impiego anche nei sottofondi stradali. «Tipologie di rifiuti che sono, tra l’altro, comunemente utilizzate per i ripristini ambientali di aree degradate e hanno quindi un modesto impatto ambientale».
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