Il presidio
«Al di là dei cancelli è come entrare in un piccolo paese»
La Piaggio vista dall’ex sindacalista tornato operaio Iacoponi, dopo 15 anni, racconta il suo rientro in fabbrica
PONTEDERA. Un quarto di secolo. Di lotte e battaglie sindacali sul territorio. È tutto alle spalle per Maurizio Iacoponi, 51 anni di Cevoli. Dopo aver sventolato per anni la bandiera dell’Ugl ha alzato quella bianca. Da febbraio scorso varca i cancelli della Piaggio con indosso i panni da operaio, quelli da sindacalista appassionato dice di averli smessi definitivamente. Dopo quindici anni di distacco si occupa del magazzino assistenza tecnica. E racconta della fabbrica con una sensibilità doppia, dopo mesi di silenzio, da lavoratore e da ex segretario provinciale dell’Ugl metalmeccanici. «Ho ritrovato una Piaggio diversa, migliorata in molti degli ambienti di lavoro. Anche sul piano delle professionalità e della cultura della gente sono superiori a quelli della mia generazione». C'è però un vuoto e non ci gira intorno. «Mancano la cultura politica e sindacale. Insomma, non fa presa l’idea che non si risolve un problema al singolo ma è per tutti o per nessuno».
Nessuno sconto, anche a se stesso e alla sua storia. «Manca quello che prima c’era, la voglia e la disponibilità a esporsi. Un vuoto che è colpa della società, del degrado della politica e della troppa chiusura delle organizzazioni sindacali. Un sindacato che a tutti i livelli non è capace di rinnovarsi, di dare spazio al suo interno ai giovani». Un dato che trova conferma anche spulciando gli elenchi dei delegati eletti nell’ultima tornata per il rinnovo della Rsu: i nomi nuovi su trenta delegati sono solo tre.
«La Piaggio è uno spaccato della nostra società. Al di là dei cancelli è come entrare in un paese – spiega l’operaio Iacoponi –. Ci sono il ganzo e il ciucco. Anche i problemi non sono solo legati al lavoro. E non mancano gli amori, anche clandestini. È una città che vive per otto ore al giorno». Restando al lavoro di che si parla tra colleghi? «Tra i lavoratori c’è preoccupazione per gli effetti della crisi. E quelli che sono più “vecchi” stanno in attesa di una controriforma della legge Fornero, dopo aver lavorato in fabbrica per più di trent’anni sperano nella pensione anticipata».
Divisioni. Contrapposizioni accese. Episodi di minacce, come i volantini rinvenuti in fabbrica con la svastica disegnata sulla testa di due delegati sindacali. «Alla fine il dato vero è che in Piaggio a contare è quella gran parte di operai e impiegati che si esprime poco e che non è soddisfatta di questo sindacato». E aggiunge: «Escluse le tifoserie, che tutti i sindacati hanno, la gente non capisce tutto questo bailamme. Anche perché la verità in tasca non ce l’ha nessuno».
Sul voto in Casa della Vespa Iacoponi si trincera dietro un «no comment». Ma sottolinea un dato generale: «L’auspicio è che al di là delle colpe, delle diatribe anche personali e delle diverse visioni sindacali, si trovi una sintesi. Serve un punto e a capo. Le elezioni hanno fatto morti e feriti. Ma che ci sia chi ha vinto e chi ha perso al lavoratore non viene niente se poi il sindacato non porta a casa dei risultati tangibili. Serve una maggiore attenzione ai problemi anche minimi, ma che per i lavoratori sono importanti».
Da sindacalista navigato Iacoponi però getta acqua sul fuoco e chiude alle polemiche. «C’è gente che non arriva alla fine del mese, parlando con le persone lo si capisce. Non sono poche quelle in difficoltà. E parlo di gente con la testa sulle spalle, che fa fatica nonostante il lavoro. Nelle famiglie con un solo reddito da operaio è dura condurre una vita decorosa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
