Il Tirreno

Pontedera

Dai controlli negli ospedali spuntano criticità sismiche

di Francesco Turchi

Un piano dell’Asl per adeguare i presidi di Fucecchio, San Miniato e le altre sedi I soldi per intervenire subito non ci sono, il cronoprogramma affidato ai tecnici

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SAN MINIATO. L’Asl ha passato ai raggi x una buona fetta di immobili aziendali, a cominciare dagli ospedali di Fucecchio, San Miniato e Castelfiorentino. Dalle verifiche di vulnerabilità sismica è emerso che sono necessari una serie di interventi di adeguamento. Ma i soldi al momento non ci sono e le criticità non sono tali da dover ricorrere alla chiusura delle strutture. E così il direttore generale Monica Piovi ha incaricato il Dipartimento tecnico di predisporre un piano con il relativo cronoprogramma degli interventi e gli importi necessari.

Il quadro. La verifica era stata disposta nel 2009 dall’allora dg Eugenio Porfido sulla base di un’ordinanza del Presidente del Consiglio (del 2003) che obbliga i proprietari a sottoporre a verifica di resistenza al sisme le opere di interesse strategico o rilevante ai fini della protezione civile, progettate secondo norme antecedenti al 1984 o situate in Comuni la cui attuale classificazione sismica risulti più severa rispetto a quella dell’epoca di realizzazione.

Gruppo di lavoro. In tre anni di lavoro sono state valutate le prestazioni statiche di una buona fetta di edifici di proprietà dell’Asl con un occhio di riguardo alla loro vulnerabilità sismica. Oggetto dell’indagine sono stati appunto i presidi ospedalieri di Fucecchio, Castelfiorentino (vedi box) e San Miniato, oltre alle residenze per anziani e ai centri disabili, per un totale di 30mila metri quadrati di superficie calpestabile.

I risultati. Nella delibera firmata dal direttore generale Piovi si legge che «i risultati ottenuti indicano, in alcuni casi, valori di attenzione dell’indice di rischio e che pertanto per tali edifici sismicamente sensibili, si rende necessario adeguare le strutture portanti per accrescere la resistenza alle azioni orizzontali conseguenti ad eventuali possibili terremoti».

Le regole. Tuttavia da una parte le verifiche sono obbligatorie, ma dall’altra «non lo sono altrettanto gli eventuali successivi interventi di adeguamento, salvo nel caso in cui il proprietario o il gestore disponga di risorse ordinarie sufficienti per la loro esecuzione». E nelle casse dell’Asl 11 questi soldi – al momento – non ci sono. In base a una circolare del Ministero del 2010 non sono rinviabili gli interventi se si è di fronte a problemi statici delle strutture che rischiano di non sopportare i carichi permanenti» (come nel caso del Santa Verdiana, mentre lo stesso provvedimento non vale in caso di «inadeguatezza» rispetto alla normativa.

Il piano. L’Asl valuta di conseguenza «inattuabile ed insostenibile» la chiusura di strutture «ospitanti servizi essenziali per i cittadini» anche perché il valore degli indici di rischio non è così allarmante. Ma reputa necessaria «un’analisi degli interventi di adeguamento e una loro programmazione in tempi coerenti con le risorse disponibili, con la gravità dell’inadeguatezza riscontrata e con la classe d’uso degli edifici». Di conseguenza Monica Piovi ha dato mandato ai tecnici «di predisporre un piano di azioni volto al superamento delle criticità emerse dalle verifiche effettuate e una stima delle relative necessità economiche».

@franturchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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