Il Tirreno

Pontedera

Cau al passo della marcia trionfale

di Andrea Lanini
Cau al passo della marcia trionfale

Mille vespisti fanno festa a Busseto all’ottantacinquenne pontederese vincitore della “Sei Giorni Internazionale”

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PONTEDERA. Giuseppe & Giuseppe, e il raduno vespistico decolla inarrestabile, travolgente, sulle armonie alate della Marcia Trionfale dell'“Aida”, sparata in aria da potenti altoparlanti sistemati a bordo di un'Ape che vibra e risuona come un'intera orchestra. Il Giuseppe delle grandi note (Verdi) e quello delle piccole due ruote (il pontederese Cau, 85 anni), che coppia. L'edizione 2013 del “Vespagiro della Val Stirone”, organizzato in quel verde spicchio d'Emilia dal Vespa Club Cavallo e dal Moto Club Salso, ha deciso di festeggiarli entrambi, con un mega-evento che nei giorni scorsi ha fatto rimbombare d'allegria vie, piazze, scorci ameni, antichi borghi (comprese ovviamente Roncole di Busseto, dove si trova la casa-museo dell'operista italiano più amato al mondo, e Busseto, dove sorge il Teatro Verdi per eccellenza), e a cui l'aura dell'immortale Maestro e la presenza del “leggendario pilota” (così le centinaia di manifesti e magliette apparsi un po' ovunque, indossate un po' da chiunque) hanno portato fortuna.

«Più di 700 le Vespe regolarmente iscritte, più di 1.000 i vespisti presenti. Contenti? Contentissimi!», è lo scoppiettante commento di quelli dello staff, «ancora meglio dello scorso anno». In ballo, due preziose ricorrenze tra arte e motori. Il bicentenario dalla nascita del compositore, prima di tutto; e il centenario dalla prima “Sei Giorni Internazionale”, celebre gara motociclistica che debuttò nel 1913 a Carlisle, Inghilterra, la stessa a cui, nel '51, a Varese, partecipò lo squadrone di piloti-vespisti Piaggio, che fece incetta di medaglie d'oro e di cui Cau faceva parte: classe 1928, di quella fortunata compagine era il pilota più giovane, oggi è l'ultimo testimone che può ricordarne i fasti. La rievocazione ufficiale che l'Italia dedica alla “International Six Days” avverrà proprio là, a Varese, nel weekend del 14 e 15 settembre, e non serve dire che Giuseppe Cau sarà, anche in quell'occasione, l'ospite d'onore. «Oggi, nessuno come il Cavalier Cau può rappresentare la sintesi di ciò che questo appuntamento rappresenta», dice Alessandro Pozzi, del Club Auto Moto Storiche Varese, che della rievocazione è organizzatore assieme a un comitato formato da Armando Bonfiglio, Lorenzo Passera, Marco Tiefenthaler, Marco Stefanoni e Attilio “Tazio” Arduini, tutti presenti anche al “Vespagiro”. L'epicentro vespistico di questa zona trapuntata di vigneti, di dolci colline, di ampie pianure coltivate a grano, si snoda tra due locali, la Fattoria Cavallo, che ha le sue radici a Scipione Ponte e ha dato i natali all'omonimo Vespa Club, uno dei più infuocati di tutta la regione, come dimostra il suo logo flamboyant (una Vespa che impenna e fiammeggia dal posteriore); e il bar- ristorante “50 Special” (non dice già tutto il nome?), che si trova poco distante, a Ponte Ghiara. Entrambi gli esercizi sono gestiti dai fratelli Dioni, Lodovico, Marco e Stefano, animatori (assieme all'instancabile Piero Vigenti) del “Vespagiro” e fan sfegatati di qualsiasi mezzo meccanico porti su di sé il marchio Piaggio. Il “50 Special” dimostra al meglio questo senso di viscerale appartenenza emotiva alla fabbrica pontederese. Qui, ogni cosa, dalle parti meccaniche utilizzate per reinventare oggetti nuovi, è un omaggio allo scooter uscito dall’estro di Corradino D'Ascanio.

Il pontederese che entra e si trova di fronte ai mille esiti creativi di quest'atto d'amore, si emoziona come fanno gli italiani all'estero quando vedono qualcosa che richiama il loro tricolore. È qui che la mattina di una domenica d’estate lo stormo di vespisti si dà appuntamento. Prima di partire, una colazione leggera ma sostanziosa: dolci della casa, polenta fritta, focaccia, pancetta, trippa alla parmigiana, pizza, ciccioli, cioccolata, torta fritta. Ma la festa è iniziata la sera prima, a Scipione Ponte, dove la Trattoria Cavallo saluta gli ospiti con una Vespa parcheggiata sul tetto. Qui, la passione per la Vespa si intreccia con la solidarietà. Grazie a Jeremiah Etabong Esua (però qui, per tutti, è semplicemente “il dottor Jerry”), medico chirurgo dal grande cuore, ostetrico e ginecologo. Dopo vent'anni di studi in Italia (una laurea, una specializzazione, una carriera già avviata a Parma), la decisione di tornare nel suo paese d'origine, il Camerun, per stare vicino alla sua gente, ricominciando tutto da capo, fornendo cure e assistenza sanitaria a chi non ha nulla. Il piccolo, grande ospedale, la “Hope Clinic”, che Jerry ha creato a Kumba, regione del sudovest del Camerun, salva vite ogni giorno. Il ricavato del Vespagiro 2013 è stato donato alla sua missione. La vecchia Px di Jerry, quella che lui usava per andare all'università e al lavoro quando era qui in Italia, ora è in Camerun. «Tante volte mi hanno chiesto se avevo intenzione di venderla, ma ho sempre detto di no: è un caro ricordo, e poi funziona ancora benissimo!».

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