Il Tirreno

Pontedera

Omicidio-suicidio, giallo sul movente

di Sabrina Chiellini
Omicidio-suicidio, giallo sul movente

La malattia dell’uomo a cui fanno riferimento nel video lasciato ai parenti spiegherebbe solo in parte il terribile gesto

3 MINUTI DI LETTURA





PONSACCO. Stavano insieme da poco tempo ma erano in una tale fusione di pensieri da arrivare a decidere di morire insieme dopo una breve vacanza in un posto fuori dal tempo, nella tranquillità della campagna aretina. Questo viene da pensare pensando al dramma avvenuto nel bosco di Talla, in provincia di Arezzo.

Nessuno sa spiegare le reali motivazioni che hanno spinto Luisa Barbara Rossi, 49 anni nata a Schio e residente a Ponsacco e il suo compagno, Dimitar Ynakiev, 50 anni, di origini bulgare da pochi mesi residente a Livorno, a suicidarsi. I carabinieri e la Procura di Arezzo sono certi che si tratti di un omicidio suicidio. La loro era una storia abbastanza recente. Non erano neppure conviventi anche la donna da alcuni mesi non abitava più insieme al figlio a Camugliano di Ponsacco. Era stata in Sicilia e poi a casa del bulgaro a Livorno. Per altri ancora aveva cercato una casa vicino a Lari. La donna, descritta come una persona riservata capace anche di trascorrere intere giornate in casa, non aveva un lavoro stabile e da quando si era legata a Dimitar, ad alcuni presentato come una persona senza particolari problemi economici, un ingegnere informatico, con una lunga esperienza di lavoro, si faceva vedere sempre meno a Ponsacco.

Il pubblico ministero che segue le indagini, la dottoressa Ersilia Spena, potrebbe addirittura non richiedere l’autopsia sulle salme in quanto il video e i biglietti lasciati dalle vittime vengono considerati più che sufficienti per chiudere il caso. Già l’altro pomeriggio, a distanza di poche ore dalla tragedia, i carabinieri di Arezzo hanno convocato la madre e il figlio di Barbara Rossi insieme a Nicola Barghi, un giovane musicista con il quale la vittima aveva avuto una relazione e al quale era rimasta molto legata.

I loro nomi erano nei biglietti lasciati dalla coppia con messaggi a loro rivolti insieme alle indicazioni su cosa fare dopo la loro morte. Non è stato facile raccontare loro cosa era successo e soprattutto mostrare quel breve video che la donna e il suo compagno hanno girato forse il giorno precedente alla loro uccisione. A parlare è soprattutto Barbara mentre lui annuisce e dice poche parole in un italiano non proprio perfetto. Dimitar, infatti, era arrivato a Livorno da pochi mesi. Non sono ancora stati rintracciati i parenti dell’uomo anche se i carabinieri si stanno attivando con il consolato per risalire ai loro recapiti. Tutta da chiarire, insieme al movente, la storia della malattia. Nel video la coppia parla di un’insofferenza alla vita latente ormai da tempo e fa riferimento alla malattia dell’uomo. Nessun riferimento ad un male incurabile, un frase buttata là in maniera inspiegabilmente tranquilla e che lascia aperti tutti i grandi interrogativi sul movente di questa tragedia. I carabinieri in queste ore stanno cercando di ricostruire la vita dell’uomo e di capire la provenienza della pistola che ha usato per uccidere la sua compagna, sparandole un colpo in fronte, e successivamente per togliersi la vita. È stato spiegato che l’arma era detenuta in maniera illegale ma l’uomo potrebbe averla acquistata all’estero. Le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Bibbiena e del Nucleo investigativo del reparto operativo di Arezzo continueranno nei prossimi giorni e forse già da domani sarà possibile sapere se l’autorità giudiziaria richiederà l’autopsia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera