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Giovanna Taviani: «Ho recuperato le mie radici»
SAN MINIATO. «Ho recuperato le mie radici, la mia memoria, per fare qualcosa che finalmente è davvero soltanto mio, qui a San Miniato a dieci anni esatti dal primo documentario. Un ritorno in Toscana...
SAN MINIATO. «Ho recuperato le mie radici, la mia memoria, per fare qualcosa che finalmente è davvero soltanto mio, qui a San Miniato a dieci anni esatti dal primo documentario. Un ritorno in Toscana che è stato come un sogno».
È un fiume in piena Giovanna Taviani, reduce giovedì sera dalla proiezione della sua ultima fatica, “Il riscatto”, film-documentario incentrato sulla figura “salvata” e “salvifica” dell'ex detenuto di Rebibbia Salvatore Striano, già protagonista di “Cesare deve morire”, opera di Paolo e Vittorio Taviani.
Girato quasi interamente nella “sua” San Miniato, quella degli onirici ricordi delle estati giovanili, il film è stato al centro di due partecipatissime presentazioni al Giardino della Cisterna e al circolo Arci di Cigoli, nell'ambito del Cinema Sotto le Stelle, organizzato dall'Arci e dal Palio di San Rocco.
Un'occasione per presentare il riscatto di un uomo, un “guardatore di soffitto”, un detenuto salvato dall'arte, ma anche per confrontarsi, fra passato e presente, con un riscatto più intimo, tutto interno all'opera e alla biografia di questa giovane regista.
«Con questo ultimo lavoro si chiude un ciclo in cui la fondamentale eredità di mio padre e di mio zio, notoriamente narratori della “crisi delle utopie”, ha ceduto il passo al mio percorso, che tramite il soggettivismo, la commistione di reale ed irreale, di elementi personali e oggettivi garantito anche dalla forma d'arte del documentario, esprime quella che è davvero la mia personale presa di posizione: la speranza, la nuova utopia che essa rappresenta nel mondo di oggi – spiega la regista –. Un mondo certo non più piegato dai drammi raccontati nei film di Paolo e Vittorio ma non per questo più sereno. La precarietà in cui vivono le nuove generazioni ne è un esempio e la cultura può essere una via di salvezza individuale».
Quella cultura (e quello Shakespeare) che ha salvato Striano dalla vita criminale. Un percorso che nel cortometraggio trova posto anche per la narrazione delle vicende storiche di San Miniato ed è simboleggiato da un'ascesa reale e metaforica proprio in cima alla Rocca dei sanminiatesi. «Ho voluto portare sullo schermo questa salvezza. Una storia che dopo i tantissimi festival a cui abbiamo partecipato quest'anno, nei prossimi mesi porteremo nelle scuole e nelle carceri, anche in Toscana».
Un nuovo ritorno all'ombra della Rocca che presto potrebbe realizzarsi anche grazie alla patrocinio delle istituzioni.(n.d.m.)
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