Il Tirreno

Pontedera

Rifiuti pericolosi tra le case La protesta dei residenti

di Giacomo Pelfer
Rifiuti pericolosi tra le case La protesta dei residenti

La Waste Recycling di nuovo nel mirino per il progetto di riutilizzo della Resapel Il Comitato:«Gli enti locali si facciano sentire, e presto»

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CASTELFRANCO DI SOTTO. La rabbia è affidata ad uno spray nero su fondo bianco. Lenzuola al vento, piantate in mezzo a quella che un tempo era una zona agricola. Zona di confine, tra la piana e i colli delle Cerbaie, divenuta nel tempo il luogo di sviluppo di tutti i processi a chiusura del ciclo produttivo, dalla discarica di fanghi al trattamento dei rifiuti. Intorno decine di abitazioni e altrettante famiglie, che raccontano di sentirsi «accerchiate», «invase – dicono – da un peso ambientale che il territorio non può più sopportare». A rimettere in allarme i cittadini è la struttura dell’ex Resapel, lungo la Francesca bis, nei pressi del semaforo con via Usciana. Edificio di proprietà di Waste Recycling, che in futuro, nelle intenzioni dell’azienda, dovrà ospitare il trattamento di una parte di rifiuti pericolosi non più trattabili nella sede di via Malpasso. Da qui la protesta, innescata dal Comitato Antinquinamento di Castelfranco, che ieri mattina ha piantato lungo la provinciale uno striscione per dire “No ai rifiuti pericolosi”. Messaggio che qualcuno ha raccolto e rilanciato: “Ci avete rovinato la salute”, ha scritto un cittadino, di propria iniziativa, su un lenzuolo comparso a sorpresa in via Usciana.

«Abbiamo deciso di mobilitarci per essere tutelati – dice la presidente del Comitato Antinquinamento Aurora Rossi – perché se da un lato è normale che l’azienda persegua i propri interessi, dall’altro siamo allarmati dall’assoluto silenzio degli enti locali».

Il progetto, presentato da Waste Recycling il 10 marzo, è al vaglio degli uffici provinciali per la Valutazione d’impatto ambientale (Via). Un progetto dettato dall’entrata in vigore del decreto legislativo 205 del 2010, che ha stabilito nuovi parametri per identificare la soglia di pericolosità di un rifiuto. Di conseguenza, molti dei rifiuti che prima erano considerati non pericolosi, sono adesso classificati come pericolosi e quindi non più trattabili nello stabilimento di via Malpasso, con il risultato di «una costante diminuzione – spiega l’azienda nel progetto – della quantità di rifiuti avviati a inertizzazione», e quindi con la perdita di quote di mercato. Da qui l’idea di trasferirne il trattamento nell’edificio lungo la Francesca bis, «senza variazioni – dice l’azienda – nella potenzialità dell’impianto a circa 60mila tonnellate l’anno». «Non vorremmo – riprende Aurora Rossi – che questo abbassamento della soglia di pericolosità serva come scusa, per poter trattare praticamente di tutto nell’edificio dell’ex Resapel». E l’errore, secondo Rossi, si trova già nelle carte del progetto, a pagina tre: «L’azienda scrive che la zona è scarsamente popolata, e che l’edificio dista 1,7 chilometri dall’abitato di Castelfranco. In realtà intorno ci sono decine di abitazioni, a cominciare dalle famiglie di via Piè di Monte, la zona più dimenticata di tutto il comune. È vergognoso, poi, che il progetto venga presentato prima di conoscere la sentenza sul pirogassificatore». Da qui la stoccata agli amministratori: «Abbiamo aspettato a sollevare il caso – dice Rossi – per vedere qual era l’atteggiamento degli enti locali. Adesso, dopo mesi di silenzio, chiediamo alla Provincia e al Comune di prendere posizione, sulla stessa linea di quella assunta con il pirogassificatore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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