Il presidio
Quel biplano tornato da Pearl Harbor
All’aviosuperficie Valdera uno dei velivoli protagonisti della battaglia che segnò l’ingresso in guerra degli Usa
CAPANNOLI. Dal boato del motore, dal frastuono con cui la grande elica di legno affetta l’aria, si capisce subito che questo biplano grintoso, possente, ma dalle linee dolci, morbide, inequivocabilmente d’altri tempi, tutto può essere fuorché un ultraleggero. Quand’è parcheggiato sul manto erboso dell’aviosuperficie Valdera, sulla cui pista atterra spesso, si distingue subito da tutti gli altri velivoli dell’Aero Club Pisa, moderni, snelli addestratori ad ala alta. D’altra parte questo Waco UIC, macchina difficile, brusca («Le apparenze ingannano: di tutti i biplani che ho provato, è senza dubbio il più faticoso da controllare», dice Jon, suo proprietario, restauratore, pilota, mentre con la mano accarezza il blu della carlinga, con la benevolenza che si può riservare a un figlio buono ma cocciuto), è diverso da qualsiasi altro aereo al mondo. Per via della sua romanzesca biografia potrebbe stare in un museo, e forse prima o poi ci finirà. Ma per ora non se ne parla, tra le nuvole si trova ancora benissimo, senza contare che, grazie alle cure di Jon Roth, titolare della Vintage Aeroplane Europe, azienda che tratta esclusivamente biplani di pregio (li acquista, li vende, li rimette in sesto, li certifica), non dimostra affatto la sua età. Fu costruito nel ‘33. E volava già da 8 anni quando a Pearl Harbor, in quella famosa mattina del 7 dicembre ‘41, poi ricordato come “Il giorno dell’infamia”, fu attaccato da uno stormo di Zero giapponesi, caccia che di lì a qualche minuto avrebbero bombardato la più importante base navale militare americana di tutto il Pacifico, provocando l’entrata in guerra degli Usa.
L’episodio colpì l'immaginazione di Richard Fleischer, regista del cult movie “Tora! Tora! Tora!”. Fleisher decise di riproporre, con qualche variante, la disavventura capitata al Waco all’inizio del film: a bordo di un biplano Stearman ci sono un’attempata istruttrice e il suo giovane allievo. All’improvviso, ecco gli Zero. Deciso a trattare il fatto con tocco leggero, il regista immagina che l’istruttrice e l’allievo riescano a filarsela. In realtà, per il Waco e per il suo pilota, Robert Tyce, le cose andarono decisamente peggio. Il sito dell’associazione Biplano Club Italia (www.biplanoclubitalia.it), di cui Jon e la moglie Marie e il loro Waco fanno parte, ha una dettagliata scheda che racconta ciò che avvenne. Ermete Grillo, presidente del club, ne propone una sintesi: «Quel 7 dicembre Tyce volava in formazione assieme a un altro aereo, un Cub, pilotato da Marcus Poston, quando vennero attaccati dai giapponesi. L’aereo di Poston fu colpito all’elica e abbattuto (lui si lanciò col paracadute, salvandosi). Tyce, invece, riuscì a eludere gli Zero e a far atterrare il suo Waco. Abbandonò di corsa l’aereo, ma fu colpito dalle mitragliatrici degli Zero, diventando così il primo caduto americano nel Secondo conflitto mondiale».
Oggi il Waco ha sede al campo di volo di Pratello, dove la “Vintage Aeroplane Europe” (www.vintageaeroplane.com) ha la sua base italiana - quella ufficiale è in Svezia.
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