Il Tirreno

Pontedera

Aggredirono e rapinarono la tabaccaia: arrestati

di Sabrina Chiellini
Aggredirono e rapinarono la tabaccaia: arrestati

Sono in carcere i quattro banditi che nel novembre 2012 fermarono l’auto della negoziante de I Fabbri. Sono accusati anche di un tentato omicidio a Livorno

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PONTEDERA. «Venivano spesso nella mia tabaccheria due di loro, erano clienti. Uno faceva l’amico, dava pure l’impressione di volermi corteggiare... Se penso a cosa poteva succedere quella sera, per fortuna non mi hanno ferito ma poteva succedere di tutto». Scuote la testa Veronica La Rocca, 38 anni, titolare della tabaccheria "Carpe diem" a I Fabbri di Pontedera. Torna con la memoria alla sera del 23 novembre 2012 quando si ritrovò in balìa di due malviventi incappucciati e armati di mazzuoli. «Mi avevano inseguito altre volte – aggiunge guardando gli atti del tribunale di Livorno – pensavo che volessero molestarmi. Invece cercavano di rapinarmi». Gli autori della rapina ai danni della tabaccaia hanno un nome e sono finiti in carcere per la rapina e il tentato omicidio di un ristoratore di Livorno, Simone Gonnelli, avvenuto il 28 luglio 2012. Sono Angelo Chiarenza, 51 anni, originario di Catania, Saverio Barbera, 44 anni, residente a Rosignano Solvay, Antonino Salvatore Tropea, 54 anni di Acireale, e Giuseppe Chiarenza, 28 anni, figlio di Angelo. Ad arrestarli, ormai alcuni mesi fa, è stata la polizia di Livorno che li ha accusati anche della rapina con inseguimento avvenuta sulle colline della Valdera, da I Fabbri fino a Villa Saletta.

Secondo la ricostruzione della polizia quella sera Angelo Chiarenza era appostato nei pressi della tabaccheria e faceva da palo a bordo di un’auto. Tropea era alla guida della Fiesta e costrinse a rallentare la macchina che era condotta dalla tabaccaia che stava tornando a casa dopo la chiusura del negozio. Barbera e Chiarenza, travisati con passamontagna, a bordo di un’altra auto sorpassarono quella di La Rocca e, armati di mazzuolo, la costrinsero a fermarsi per poi rapinare la donna. Sull’auto presero una borsa con tremila euro, due telefoni cellulari, 20 buoni carburante, documenti, assegni bancari e le chiavi del negozio e di casa della donna. Poi presero le chiavi della macchina e lasciarono la tabaccaia in mezzo alla strada convinti che in questo modo avrebbe avuto maggiori difficoltà a chiamare i carabinieri. Oggi, a distanza di tempo, la donna non ha ancora dimenticato quella sera ma almeno sa che i suoi aggressori sono in carcere. Fin dall’inizio lei aveva avuto la sensazione che a rapinarla fossero state persone che avevano studiato bene la situazione, che conoscevano il suo negozio e le sue abitudini.

«Ho saputo che li hanno arrestati grazie anche ad uno dei miei telefoni cellulari che poi è stato ritrovato durante una perquisizione che la polizia ha fatto a casa di uno di questi uomini in Sicilia». I quattro arrestati per il tentato omicidio di Livorno (in cui è stata indagata una quinta persona) e per la rapina alla tabaccaia all’udienza preliminare hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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