Il presidio
«Non c’entra l’integrazione» don Ernesto bacchetta Pardossi
CASTELFRANCO DI SOTTO. Dalla piazza vera a quella virtuale. La questione dell’Orto di San Matteo si sposta su Facebook, in un dibattito serrato fra amministratori e cittadini. È l’assessore Cristian...
CASTELFRANCO DI SOTTO. Dalla piazza vera a quella virtuale. La questione dell’Orto di San Matteo si sposta su Facebook, in un dibattito serrato fra amministratori e cittadini. È l’assessore Cristian Pardossi a raccontare di due serate trascorse ai giardini, poco prima di mezzanotte, lo scorso mercoledì e poi di nuovo venerdì. «Il parco pullulava di persone – scrive Pardossi –. Chi era sulle panchine, chi addirittura sdraiato su teli adagiati sul prato, mentre due gruppetti di adolescenti giocavano a pallone, alcuni in maniera più rumorosa. La stragrande maggioranza erano famiglie di immigrati residenti da anni nel nostro comune, insieme ai figli nati e cresciuti in Italia. Ovviamente, il prolungarsi oltre una certa ora di queste pratiche di socialità rischia di provocare qualche disagio. Problemi che forse possono apparire più “insormontabili” anche perché si ha a che fare con persone che si teme di conoscere meno, e di cui si ignora la lingua, la cultura, le tradizioni». Pardossi racconta quindi di aver parlato con alcune madri: «Nel giro di dieci minuti – scrive – da entrambi i gruppi si è alzata una madre che li ha riuniti per spiegare il problema e li ha fatti smettere. Mi rendo conto che una sera non possa bastare, ma credo che la strada da seguire sia quella del dialogo». Un’esperienza ripetuta venerdì, «per conoscere meglio – dice l’assessore – alcuni frequentatori abituali di quello spazio. Abbiamo parlato del rispetto e di cosa significhi "schiamazzi". Abbiamo visto sul cartello quali siano le attività vietate (ad un certo punto un ragazzetto che mi ha detto: “manca il simbolo del divieto di rumore” e mi ha spiegato come si potrebbe disegnare). I ragazzi più grandi hanno posto alcune esigenze relativamente a spazi che sarebbero più idonei per il loro tempo libero, che lì rischia di creare problemi». Numerosi i commenti ai due post. Qualcuno apprezza e ringrazia per l’impegno dimostrato. Qualcun altro, invece, non gradisce il collegamento fra le proteste dei residenti e il tema dell’integrazione. «Non vorrei – commenta il parroco don Ernesto – che la si buttasse sul razzismo o su cose del genere, che non hanno niente a che vedere con quello che sta succedendo. Si vuole dormire, solo dormire. Bisogna spiegare a tutti quali sono le regole della civile convivenza». «Il problema non è solo all'Orto di San Matteo – aggiunge invece Serena –. Bisognerebbe girare tutta Castelfranco per far capire a queste persone che non è proprio il caso di far confusione all’una di notte. È una questione di civiltà e buon vivere comune». «Oltre che arrabbiati siamo al limite della sopportazione – scrive Lucia –. Mi vergogno di far parte di una comunità che non rispetta i deboli». (g.p.)
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