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Pontedera

Il figlio: «Non giudico il tuo gesto, voglio ricordarti come eri»

di Nilo Di Modica fotoservizio Franco Silvi
Il figlio: «Non giudico il tuo gesto, voglio ricordarti come eri»

A La Rotta una piazza gremitissima per il rito civile in onore di Catarsi. Presente anche il rettore di Firenze

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PONTEDERA. È una piazza Garibaldi gremita quella che, a La Rotta, ieri pomeriggio, ha voluto dare , con rito civile, l'ultimo saluto all'uomo, al professore, allo scrittore, al pedagogista e a tutto ciò che Enzo Catarsi, 62 anni, ha rappresentato per la sua piccola comunità e non solo.

Una frazione, quella de La Rotta, che per un giorno si è diffusa in quella grande comunità allargata, fatta di facoltà, università italiane ed estere, dipartimenti e associazioni accademiche, professori, ricercatori, dottorandi e tanti studenti tramite la quale non ha mai smesso di essere legata attraverso l'opera di un professore amatissimo e stimatissimo qual era il professor Enzo Catarsi.

«Mille parole non basterebbero a dirti cosa provo adesso e mi sento quasi in imbarazzo a salutarti con questa lettera in cui tu, babbo, avresti forse trovato un miliardo di errori», ha dichiarato il figlio Federico fra la commozione.

«Un gesto, il tuo, che non giudicherò mai, stando attento invece a portare nel ricordo l'uomo saggio che eri, che ha dedicato tutta la vita allo studio e che forse, alla fine, viveva l'andare avanti come una mera sopravvivenza. Una cosa che ad un uomo come te non poteva bastare».

Parole che hanno fatto da contraltare alle tante, tantissime testimonianze degli studi a cui Catarsi si era dedicato.

Un'eredità intellettuale che è stata la vera protagonista del momento del ricordo, al quale hanno partecipato numerosi volti della politica locale, a cominciare dal sindaco di Pontedera Simone Millozzi insieme a tanti esponenti del consiglio comunale, ma anche e soprattutto dell'università a cui Catarsi aveva dedicato trent'anni di attività.

Duro lavoro e studio riversati in oltre trecento pubblicazioni, articoli, saggi e interviste dal '76 ad oggi, e che sono stati commemorati anche da esponenti di alcune università straniere con le quali Catarsi aveva lavorato. Decenni dedicati alla pedagogia, in particolare alla pedagogia “sociale” che tanto aveva improntato gli anni in cui Catarsi si era formato nella Firenze degli anni '60 e '70 e che si sono riverberati anche nel ricordo dei colleghi e dello stesso rettore dell'Università di Firenze Alberto Tesi, che ha celebrato «il professore schietto, di quelli che non si chiudono nella torre dell'università».

Una vita di studi che mai si era scollata dal mondo degli asili nido che Catarsi aveva frequentato fin dagli anni universitari e che gli aveva dato una fama anche nell'ambiente della politica e delle amministrazioni con cui aveva collaborato.

Fra i tanti, anche il Comune di Pontedera, per il quale era stato consulente in tantissime occasioni. «Con lui perdiamo, insieme al maestro, anche un attento cittadino, che mai si è staccato del tutto dalla sua comunità, al cui sviluppo ha invece contribuito con la sua opera fino all'ultimo – lo ha ricordato il sindaco Simone Millozzi –. Oggi il suo nome, che ancora campeggia affisso insieme ai nomi del comitato che lavorava alla nuova biblioteca comunale, resterà li a ricordarci il forte impegno che Enzo aveva dedicato in collaborazione col Comune alla questione fondamentale della promozione della lettura fra i giovani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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