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«Era un dono Dio se l’è ripreso»
Un fiume di commozione per le parole della madre di Cesare Meini, morto a soli 14 anni in un incidente stradale
PONSACCO. C’è silenzio quando la bara di Cesare Meini, morto a soli 14 anni in un incidente stradale a Castiglioncello, attraversa la piccola chiesa de Le Melorie, dove quasi manca l’aria per il caldo e che non riesce a contenere tutte le persone arrivate per dare l’ultimo saluto allo sfortunato ragazzino. Lo stesso silenzio che, finita la cerimonia, blocca per pochi istanti il pianto degli amici e dei parenti quando la madre di Cesare, Gloria, che era entrata in chiesa con una bellissima foto del figlio, sale accanto all’altare. Raccolte le forze, trova le parole per dire grazie a chi in questi giorni si è unito alla loro sofferenza. Lei che in questi giorni ha guidato la preghiera sulla bara del figlio e che il parroco, don Romani Chenouda, all’omelia aveva ringraziato così come tutta la famiglia di Cesare, per la forza e il coraggio di guardare avanti pur in giorni così terribili come sono quelli della perdita di un figlio.
«Cesare è stato un dono per me...». Arrivato a distanza di anni dal primo figlio, che oggi ha quasi 28 anni. Voluto, desiderato, coccolato con tanto amore. Tanto che la madre alla nascita aveva lasciato il lavoro per seguire Cesare, il piccolo di casa. Un dono grande, volato via troppo presto. «Era un dono che Dio si è ripreso, lo sapevo... Ma io a Cesare avevo insegnato a sorridere – aggiunge mentre tutti gli occhi sono rivolti verso di lei come un forte abbraccio – lui era sempre sorridente. E quando mi vedrete piangere regalatemi un sorriso voi». Per lei, madre coraggiosa, l’applauso affettuoso dei parenti, di tante mamme, degli amici del figlio, che poco dopo lo ricorderanno con alcuni pensieri e con la promessa di dedicargli un campo da tennis durante il prossimo campionato. Un colpo al cuore per chi Cesare lo ha conosciuto e non potrà dimenticare la forza del suo sorriso di bimbo.
«Un sorriso ora rivolto agli angeli», è il senso di un breve ricordo con una bella foto presa dal profilo Facebook di Cesare e ora appesa su un volantino con lo sfondo celeste come il cielo. Tutto intorno parole scritte in bianco. Quella foto e quel sorriso costringono chi entra nella chiesa di San Bartolomeo a fermarsi un momento per guardarlo. È come se il ragazzino fosse lì, all’ingresso, ad accogliere chi è venuto per dargli l’ultimo saluto. Pochi passi verso l’altare e Cesare è già un ricordo. La bara coperta da fiori bianchi e da una racchetta da tennis - Cesare frequentava il circolo di Ponsacco - intrecciata con rose bianche riportano alla tragica realtà di questi giorni. La tiene stretta un amico di Cesare e prima dell’inizio della messa la depone sulla bara. Lo seguono altri ragazzini: tanti jeans e magliette stropicciati dal caldo, gli occhi rossi dal pianto e lo sguardo di chi si trova a confrontarsi con il dolore, con la scomparsa di un amico, in maniera inaspettata. Troppo presto. C’è chi pensa che poteva scrivere una canzone per Cesare e chi avrebbe voluto andare a vedere con lui un’altra partita di tennis.
«Tutte le parole tacciono in questi momenti», riflette don Romani dopo avere letto un messaggio di condoglianze rivolto alla famiglia dal vescovo di San Miniato, monsignor Fausto Tardelli. Di fronte alla morte di un ragazzo di 14 anni non ci sono parole adeguate, in grado di portare conforto. Si interrompe un momento quando un ragazzo ha un lieve malore per il caldo quasi opprimente quanto il dolore per chi piange un amico e non si dà pace. «I sentimenti si fermano. Per essere sinceri bisogna tacere, inutile dire cose che potrebbero essere inutili» ha aggiunto, invitando a trovare il vero conforto nella fede e al pensiero di Cesare come un tesoro che Dio aveva affidato temporaneamente ai genitori.
Un lungo applauso, dopo quello per la mamma, accoglie la bara di Cesare scortata poi fino al cimitero da tantissime persone. Presente anche il sindaco Alessandro Cicarelli, legato da amicizia ai genitori e allo stesso Cesare. Ma per tutti è di impatto l’immagine della madre. Chi in questi giorni le è stato vicino, la descrive con il costume di Cesare tra le mani. Pochi giorni fa la mamma aveva festeggiato il compleanno a Castiglioncello. Una cena tutti insieme. E poi a mezzanotte Cesare le aveva detto: «Ti faccio un mio regalo: un bagno nel mare io e te insieme»... Una voce indelebile. No, non sarà possibile dimenticare.
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