Meteo
Un patto coi residenti contro le frane
Cittadini, enti e associazioni: chiunque dovrà contribuire alla regimazione delle acque per evitare i rischi di dissesto
SAN MINIATO. La proposta è quella di un “patto per San Miniato”.
Un documento simbolico, senza regole né obblighi ufficiali, ma che impegni tutti quanti a fare la propria parte, dai cittadini alle associazioni, passando per gli enti pubblici, in modo che ognuno dia il proprio contributo per la tutela dei versanti e la regimazione delle acque.
Un problema antico per San Miniato. Una questione che è figlia dei tempi, nata dall’abbandono dei terreni e dalla scomparsa di quell’utilità pratica ed economica che fino a pochi decenni fa legava gli uomini all’agricoltura, con i versanti che oggi si ritrovano praticamente abbandonati a se stessi, trasformati in selve impenetrabili con scarichi a cielo aperto e senza un vero controllo sulle acque che scendono a valle.
Un problema tornato d’attualità dopo le tante frane che hanno colpito San Miniato nell’ultimo anno. Da qui l’idea del Patto, avanzata dall’associazione Moti Carbonari e fatta propria dall’amministrazione, che nei giorni scorsi l’ha rilanciata all’interno della Consulta guidata dal presidente Mario Desideri.
«Se guardiamo le foto d’epoca – ha detto l’assessore ai lavori pubblici Mariateresa Piampiani – vediamo che tutti i versanti di San Miniato un tempo erano coltivati. Oggi la boscaglia arriva fino a ridosso delle abitazioni. Da qui è nata l’idea del Patto, una sorta di impegno in cui ognuno sa ciò che deve fare per la tutela del territorio».
Nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, infatti, il Patto affiderebbe ai residenti l’impegno a curare la fascia di giardini e orti tra le abitazioni e i vicoli carbonari, la cui manutenzione spetterebbe ai volontari dell’omonima associazione.
«Tra i vicoli e il fondovalle – ha detto Piampiani – il controllo spetterà all’amministrazione insieme ad Acqua Spa e Consorzio di Bonifica, ovviamente con il coinvolgimento dei proprietari».
Un progetto che punta anche a restituire un’utilità agricola agli stessi versanti. «Perché ripulendo i vicoli – ha spiegato Alessio Guardini dell’associazione Moti Carbonari – ci siamo resi conto che i versanti sono ormai vere e proprie pattumiere. Per garantire la manutenzione dobbiamo tornare a sfruttare questi terreni anche a livello economico, magari con colture di pregio o allevamenti, coinvolgendo anche cooperative sociali».
Un progetto, ha spiegato Piampiani «già illustrato ad Acque Spa, e che prossimamente sarà al centro di un incontro con la Soprintendenza».
Un’idea accolta con tanti dubbi e una certa freddezza da parte del pubblico presente alla riunione.
«Perché paghiamo già una tassa salata al Consorzio di Bonifica proprio per garantire la regimazione delle acque – ha detto Mario Rossi –. Vorremo anche capire, poi, se e come i vicoli carbonari potranno essere resi accessibili, dato che per ora il Comune ha detto di non potersi assumere responsabilità».
«L’idea del Patto – ha risposto il dirigente comunale Alessandro Annunziati – non è uno stratagemma per deresponsabilizzare qualcuno. È un atto morale, non giuridico, in cui ciascuno si impegna eticamente a tenere certi comportamenti in favore di un bene che è di tutti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
