Si aprono le crepe nel Pd sulla prossima fusione a 3
Palaia: getta la spugna il capogruppo di maggioranza in contrasto con il progetto di accorpamento con Capannoli e Peccioli. «Manca un piano di sviluppo»
PALAIA. Si aprono le prime crepe in seno al Partito Democratico e agli schieramenti di maggioranza dei vari Comuni sul fronte delle ipotizzate fusioni tra amministrazioni, municipi e territori. Non è vero ciò che si va sbandierando in giro, e cioè che esiste unanimità d’intenti sul futuro del riassetto degli enti locali. C’è anche chi non è d’accordo e non ha timori ad esplicitarlo, anche con gesti abbastanza clamorosi. È ad esempio il caso di Fabio Galardi, iscritto al Pd e capogruppo di maggioranza al Comune di Palaia (in passato è stato anche assessore al bilancio e alle finanze), al quale il progetto di fusione tra i Comuni di Peccioli, Palaia e Capannoli non convince assolutamente. La fretta che sta contraddistinguendo l’iter che porterà al referendum è, secondo lui, sospetta. Insomma, Galardi ha sentito e sente puzza di bruciato e per questo ha deciso di fare un passo indietro, dimettendosi dalla carica di capogruppo.
Non si scompone più di tanto il sindaco di Palaia Alberto Falchi, convinto fin dal primo momento che per continuare ad assicurare i servizi alla popolazione l’unica strada da poter seguire è quella dell’accorpamento coi due comuni confinanti. «In occasione del voto in consiglio comunale – spiega il primo cittadino – su 14 presenti in 13 hanno votato a favore della fusione. Si è trattato, quindi, di un voto trasversale, che ha coinvolto varie forze politiche. Solamente Galardi si è detto contrario, assumendone giustamente la responsabilità. La sua, però, è una posizione politica che non sta in piedi, perché in questi tre comuni non è stata decisa la fusione. Le amministrazioni si sono dette d’accordo su questo scenario, ma saranno i cittadini a decidere con il referendum del prossimo ottobre. Per quale motivo non bisognerebbe prendere in considerazione quello che dice la gente?».
Galardi, invece, parla di una fusione a freddo, senza la dovuta opera d’informazione, senza un’accurata ricognizione su vantaggi e svantaggi, e, soprattutto, imposta dall’alto in nome di qualche interesse che non ha niente a che fare con Palaia. «Non sono pregiudizialmente contrario alle fusioni tra Comuni – afferma l’ormai ex capogruppo di maggioranza –, sono però contrario a fusioni decise a tavolino senza avere prima a disposizione un programma e un piano di sviluppo. Sento dire in giro che l’abbraccio con Peccioli risolverà tutti i nostri problemi, ma non sarà assolutamente così. A Peccioli l’oro non c’è più, sono ormai passati i tempi in cui questo era assicurato dalla discarica della “Belvedere spa”».
A proposito di discarica, Legoli è decisamente un punto “caldo”. «Prima di parlare di fusione – aggiunge Galardi – la questione della discarica doveva essere affrontata seriamente, anche perché un anno fa il consiglio comunale di Palaia approvò all’unanimità un ordine del giorno in cui ci si esprimeva favorevolmente ad un ampliamento solamente parziale, per quattro o cinque anni, e non certo di sedici anni».
Perché tanta fretta? Galardi ha una spiegazione: «S’intende velocizzare il tutto per ottenere gli incentivi previsti, ma questi mi sembrano un po’ come l’Imu di Berlusconi. Forse saranno utili per i primi due o tre anni, e poi? I veri risparmi si fanno unificando la gestione dei servizi, una scelta indipendente dalla fusione. I costi della politica sono un altro falso problema, almeno nei nostri comuni, Sapete cosa dice il mio ultimo Cud? Che in un anno come consigliere comunale ho riscosso 98 euro lordi, di cui 25 di trattenute alla fonte».
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