Il Tirreno

Pontedera

Il neo sospetto non fu analizzato

Il neo sospetto non fu analizzato

Parlano periti e consulenti al processo contro un chirurgo per la morte di una ventenne

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PONTEDERA. La parola ai consulenti al processo per fare luce sulle responsabilità della morte di una giovane di Pontedera, Chiara Moretti, scomparsa a soli 20 anni a causa di un melanoma che, secondo le accuse, non fu diagnosticato in tempo. Un dramma che si rinnova di udienza in udienza per la famiglia della vittima che dopo la tragedia ha presentato un esposto chiedendo di accertare eventuali responsabilità mediche.

A giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, conseguenza del presunto errore professionale, un medico molto conosciuto, Stefano Malloggi, di Pontedera, che si difende dalle accuse, pur avendo confermato fin dall’inizio delle indagini di non avere effettuato l’esame istologico sul neo asportato alla ragazza.

Chiara - la tragedia è stata ricostruita nelle udienze precedenti dal racconto della madre e della sorella - aveva una lesione vicino al reggiseno, le dava fastidio con lo sfregamento. Si era rivolta all’ospedale di Pontedera nell’estate del 2009 e un medico dermatologo, visto il neo, aveva diagnosticato la presenza di un possibile melanoma invitandola ad effettuare altri controlli e una visita chirurgica prioritaria. Il 14 luglio 2009, dopo una visita, Malloggi decise di intervenire chirurgicamente il giorno dopo. L'asportazione di quello che all'apparenza era un neo avvenne senza tagli, con una sorta di bruciatura, come di solito viene fatto per interventi estetici. Per un motivo che non è stato ancora chiarito non venne eseguito l'esame istologico, aspetto questo importante nella vicenda giudiziaria in quanto contrario alle linee guida dell'Associazione italiana di oncologia medica e di quelle internazionali anche se, come è emerso ieri, i medici non hanno l’obbligo legale di procedere in questo senso. La mancanza di quell'esame, secondo l'accusa, potrebbe aver pregiudicato il successivo iter terapeutico, che forse avrebbe potuto salvare la ragazza.

Ieri mattina il giudice Angelo Perrone ha sentito i consulenti delle parti, il dottor Cosimo Lorè per la parte civile, il professor Paolo Ascerto, consulente del pubblico ministero, e il dottor Alessandro Testori, consulente della difesa. L’accusa ha insistito su alcuni punti per arrivare a dimostrare la responsabilità del dottor Malloggi a cominciare dalla modalità di esecuzione dell’intervento, la diatermocoaugulazione che di solito si preferisce negli interventi estetici, e puntando sul fatto che se quel neo fosse stato riconosciuto come melanoma con un esame istologico avrebbe dovuto essere rimosso con una escissione.

Più cauto il consulente della difesa che pure ha confermato l’errore da parte del medico nel non avere effettuato l’esame istologico. Ma, secondo il medico, non è possibile dimostrare se «l’atto terapeutico del luglio ha compromesso la sopravvivenza della paziente». Così come ha aggiunto che probabilmente a luglio la malattia era già in stato avanzato. Lasciando aperti anche dubbi sul fatto che la lesione operato a luglio fosse la stessa di quella scoperta nel febbraio successivo.

La prossima udienza si terrà il 2 ottobre, in tribunale a Pisa, visto il trasferimento dei processi penali da Pontedera nella sede centrale.(s.c.)

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di Redazione web