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Pontedera

Quattro denunciati per una maxi truffa a cinquanta aziende

Quattro denunciati per una maxi truffa a cinquanta aziende

Acquistavano merce varia per 250mila euro senza pagare dopo aver aperto un conto utilizzando documenti falsi

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SANTA MARIA A MONTE. Una maxi truffa da 250mila euro ai danni di una cinquantina d’aziende dei settori più disparati (edilizia, elettronica, prodotti petroliferi) e con sede nelle province di Lucca, Pisa, Livorno, Firenze, Arezzo, Reggio Emilia, Milano, Lecco, Bergamo e Mantova è stata scoperta dalla squadra mobile di Lucca che al termine dell’inchiesta, durata 9 mesi, ha denunciato 4 persone che per l’accusa avevano creato aziende fantasma che si occupava di cantieristica navale e edilizia acquistando merce, non pagando i fornitori e eludendo l’Iva. Per la polizia al vertice del sodalizio c’era Daniele Torracchi, 47 anni, di Pistoia, già conosciuto dalle forze dell’ordine. Sua principale collaboratrice era la compagna, Monica Puccini, 45 anni di Altopascio mentre altri due soci - rispettivamente di 41 e 50 anni residenti a Montecatini e Pontedera - completavano il gruppo. Un’attività complessa visto che il sodalizio criminale avendo intuito di essere stato individuato dagli inquirenti aveva chiuso una ditta in Lucchesia per poi riaprirne un’altra poco dopo con diversa ragione sociale a S. Maria a Monte. Nel corso dell’operazione la polizia ha recuperato e restituito alle aziende che hanno denunciato la truffa fotocopiatrici, cisterne di gasolio, pc portatili, carrelli elevatori, tosaerba, vernici, celle frigorifere, trapani, articoli da regalo e persino una gru per un valore di circa 200mila euro.

I fatti. Nel 2012 i componenti l’organizzazione prendono in affitto un capannone nella zona di Guamo. La società che si occupa del settore carpenteria e cantieristica navale con il nome di Resin Art riesce a ottenere un buon portafoglio clienti. Ma un paio di mesi dopo il proprietario del fabbricato si accorge di un insolito via vai e insospettito avverte la polizia. Dopo un appostamento infruttuoso, con l’azienda apparentemente chiusa, l’indagine s’interrompe. Viene riaperta su delega della procura della Repubblica, in seguito a un assegno insoluto con firma falsa riconducibile proprio alla Resinart. Dalla fine del 2012 sino ai giorni scorsi gli agenti appurano che i presunti responsabili dell’azienda che si occupava del rimessaggio delle navi ordinavano materiali di tutti i tipi a diverse aziende eludendo le disposizioni sull’Iva perché produceva solo dichiarazioni d’intento d’acquisto e non fatture.

La truffa. Il sodalizio aveva aperto un conto corrente in un istituto di credito utilizzando generalità e documenti falsi. Contattate le aziende fornitrici e stabilito il prezzo – facendo credere, complice la crisi economica, futuri e più corposi acquisti - il gruppo si faceva consegnare la merce che restava stoccata nel capannone di Guamo per 24 ore al massimo prima di sparire nel nulla. Così da un lato i fornitori inviano i beni, dall’altro non ricevevano il bonifico e quando telefonavano all’istituto di credito le generalità dei responsabili dell’azienda del Capannorese non corrispondevano e il pagamento non avveniva.

Le denunce. Appena arrivate in procura le prime 3-4 denunce per truffa i responsabili della Resinart hanno chiuso i battenti per non lasciare tracce. Ma si sono semplicemente spostati a S. Maria a Monte costituendo la Daga con un diverso oggetto sociale: non più cantieristica navale, ma commercio all’ingrosso di materiale edile. E lì che i poliziotti hanno effettuato il blitz sequestrando il capannone e parte della refurtiva che è stata riconsegnata alle ditte. I 4 indagati sono stati denunciati a vario titolo per truffa continuata, falso, sostituzione di persona e favoreggiamento. (l.t.)

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