Il Tirreno

Pontedera

Non si muove e non respira da solo: vogliono dimetterlo

di Cristiano Marcacci
Non si muove e non respira da solo: vogliono dimetterlo

Un dramma nel dramma per una famiglia di Santa Maria a Monte: l’uomo rimase paralizzato dopo un incidente. I figli hanno inviato due diffide

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SANTA MARIA A MONTE. È completamente infermo nel letto. Non muove più né braccia né gambe. Respira solamente con l'ausilio dei macchinari e si nutre grazie al sondino nello stomaco, in quanto la paralisi della muscolatura gli impedisce anche la deglutizione. In queste condizioni, il sistema sanitario lo vorrebbe spedire a casa, nonostante abbia quotidianamente bisogno di cure e sedute fisioterapiche respiratorie.

È il dramma nel dramma che sta vivendo la famiglia di M.V., 67 anni, residente nel comune di Santa Maria a Monte. I due figli, tramite il loro legale, hanno addirittura presentato una diffida alla struttura sanitaria dove si trova ora ricoverato il padre, affinché non venga dimesso senza il loro consenso. Era il 7 aprile scorso quando l'uomo rimase vittima di un gravissimo incidente stradale lungo via Lungomonte a Montecalvoli. Era in sella al suo scooter e finì contro un'auto che in quel momento stava effettuando un'inversione di marcia. La carambola e la caduta a terra furono devastanti, M.V. riportò all'istante una lesione midollare che gli ha poi prodotto la paralisi completa. «Mio padre – racconta la figlia – fu portato a Cisanello, dove fu operato per l'allargamento delle vertebre compresse dall'ematoma che altrimenti lo avrebbe soffocato».

Lì rimase in terapia intensiva per circa 25 giorni, poi, dopo la stabilizzazione delle condizioni, fu deciso il suo trasferimento in un centro specializzato vicino ad Imola, l'ospedale di Montecatone, struttura di riferimento a livello nazionale per le lesioni midollari. «Per il trasferimento di quel tipo – spiega il figlio – ci sarebbe stato bisogno, come ci dissero più medici, di un elicottero, ma invece fu deciso di portarlo a Imola con l'ambulanza. E il viaggio si trasformò in una vera e propria odissea. Durò addirittura sei ore e quando arrivò a destinazione la dottoressa era sconvolta. Si venne infatti a sapere che nell'ambulanza non c'era la giusta attrezzatura e che la respirazione assistita venne garantita per tutto il tempo del tragitto con un ventilatore manuale». Ad Imola si è nel frattempo trasferita la moglie dell'uomo, costretta a prendere in affitto un appartamento nelle vicinanze dell'ospedale. I medici e gli operatori stanno lavorando esclusivamente sul solo ambito grazie al quale sono previsti dei margini di miglioramento, ossia quello della fisioterapia respiratoria. Per il resto, purtroppo non c'è niente da fare: nessun movimento, nessuna sensibilità. «Non più tardi di quindici giorni fa – aggiunge la figlia dell'uomo – i medici del Montecatone si espressero molto chiaramente dopo due precise domande di me e mio fratello. Alla prima, relativa alla possibilità che un giorno nostro padre potesse tornare a casa, risposero "Assolutamente no, occorre una struttura apposita". Ma allora, gli chiedemmo subito dopo, la sua è una vita destinata a concludersi in un ospedale? "Sì, proprio così", ci dissero. Nei giorni successivi, infatti, venimmo a sapere che dal Montecatone avevano provveduto ad inviare copia della cartella clinica a tutte le strutture attrezzate della Toscana, una delle quali sarebbe stata destinata ad accogliere il paziente dalla fine di settembre».

Cinque giorni fa, però, la doccia fredda, da parte di una sanità che guarda evidentemente solo ai numeri e ai bilanci, ignorando le effettive necessità dei malati e delle loro famiglie. I figli di M.V. vengono chiamati dal Montecatone e vengono informati dell'improvvisa decisione di dimettere il padre e di trasferirlo, ma solo provvisoriamente perché poi verrà spedito a casa, in una struttura di Pontedera. A quel punto, i familiari s'incontrano con i responsabili dell'Asl 5. «Viene addirittura fuori – si lamentano i figli – che l'intenzione è quella di "parcheggiare" per una decina di giorni nostro padre presso la rsa Leoncini. Una casa di riposo, che certo non può essere una struttura adatta ad ospitare un paziente in quelle condizioni. All'Asl l'abbiamo spiegato in mille modi, ma nessun vuol capire. Né a Imola, né a Pontedera».

Nel frattempo, i tempi della sanità malata corrono e le dimissioni dal Montecatone di M.V. sono previste per domattina. Una corsa contro il tempo per la famiglia di Santa Maria a Monte. La moglie e i figli le stanno provando tutte per convincere i dirigenti sanitari che non si può trattare così un uomo necessitante costantemente di cure e supporti specialistici. La moglie si è rivolta ad un parroco di Imola, che si è messo in contatto con il collega che gestisce la piccola chiesa dentro l'ospedale, e stamani andrà dai carabinieri per parlare con il comandante, al quale chiederà d'intervenire. I figli, intanto, si sono mossi dietro consiglio del loro legale. «Abbiamo inviato al Montecatone – ci spiegano i due – un telegramma con la diffida a dimettere martedì nostro padre senza il nostro consenso. Un’altra diffida l'abbiamo inviata anche all'Asl 5 di Pontedera, in cui si evidenzia che la nuova struttura individuata dopo quella emiliana è assolutamente inadeguata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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