«Ridatemi i miei soldi o mi butto»
Un imprenditore di 60 anni esasperato si barrica nel palazzo della banca. Il sindaco lo convince a fermarsi
SAN MINIATO. Quei biglietti, formato A4 appesi alla finestra di un palazzo di proprietà della Cassa di risparmio di San Miniato - “Con i miei soldi avete pagato tutti” , “Sono dieci anni che mi uccidono”, “Datemi le mie obbligazioni” - e la disperazione di un imprenditore del settore calzaturiero, Alessandro Vezzosi, 60 anni, di Montespertoli travolto da problemi economici e tormentato da un lungo contenzioso con la banca sanminiatese di cui è stato cliente, almeno dal 1982. Oggi Vezzosi ha perso tutto, la crisi che attraversa il mondo dell’imprenditoria in ogni settore non lo aiuta a risollevarsi. Il lungo contenzioso con la San Miniato e la voglia di compiere un gesto eclatante per accendere i riflettori sul suo caso.
Tutto questo, insieme al fatto che ha perso le sue proprietà compresa una villa dove abitava, deve averlo spinto, ieri mattina, a mettere in atto una eclatante protesta contro l’istituto di credito. Di mattina l’uomo è uscito di casa in stato di agitazione dicendo alla moglie, che poi ha dato l’allarme, che era pronto a farla finita. Poi è andato a San Miniato e ha scelto il “cuore” della cittadina e dell’istituto di credito stesso per mostrare a tutti il suo dramma. Ha scelto un palazzo di proprietà della banca in piazza Grifoni. Una discussione con alcuni impiegati e poi Vezzosi si è barricato in un ufficio, in un’ala del palazzo dove è in corso un trasloco.
La voce di Vezzosi, pronto a urlare la sua verità, è stata sentita non solo dagli impiegati della banca ma anche dai cittadini che abitano nella zona. Ha minacciato gesti estremi. C’è chi ha temuto che volesse gettarsi dalla finestra del secondo piano dopo che aveva appeso alcuni messaggi di protesta ai vetri di una finestra. Chi lavora nella sede centrale della Cassa, in particolare chi è ai vertici, conosce la storia di Vezzosi e le sue difficoltà. Per cercare di calmarlo e soprattutto di farlo ragionare sono arrivati in piazza Grifoni i vertici di Carismi, Antonio Salini Guicciardini, presidente della Fondazione, e Alessandro Bandini, presidente della Cassa di risparmio. «Non conosciamo i dettagli della vicenda – è stato il loro commento iniziale – stiamo cercando anche noi di capire cosa è successo».
In pochi minuti nel centro storico sono arrivati carabinieri, polizia municipale con il comandante Dario Pancanti, mezzi del 118, vigili del fuoco di Castelfranco: la strada è stata chiusa per consentire i soccorsi e tenere lontani occhi curiosi. I carabinieri hanno cercato un punto di confronto con l’uomo invitandolo a fermare la protesta mentre i vigili del fuoco montavano velocemente un materasso gonfiabile per le cadute dall'alto così da evitare tragedie nel caso l’uomo si fosse lanciato dalla finestra. Di fatto però Vezzosi non ci ha neppure provato. E quei biglietti portati da casa fanno pensare a un gesto dimostrativo servito a dare clamore alla sua vicenda. Lui la banca l’ha denunciata ma le querele non hanno fermato il corso dei decreti ingiuntivi o sanato il debito con la banca: in ballo ci sono diversi milioni di euro.
Il colloquio con il sindaco, Vittorio Gabbanini, arrivato da Pisa dove ha lasciato una cerimonia appena è stato informato della drammatica situazione, ha permesso di riportare la calma. L’uomo ha raccontato le sue difficoltà, ha spiegato di ritenere che la banca, o meglio alcuni precedenti amministratori, abbiano avuto un ruolo determinante nei guai economici che l’hanno travolto.
Alla fine, poco dopo l’una, è stato convinto a lasciare il palazzo della banca. I carabinieri - sul posto anche il colonnello Angelo De Luca del comando provinciale di Pisa e il comandante della compagnia di San Miniato, Antonio Trombetta - hanno accompagnato l’imprenditore in caserma per un colloquio. I militari hanno informato la Procura di Pisa dell’episodio: Vezzosi potrebbe essere denunciato, ma al momento non è gli è stato contestato alcun tipo di reato. Divo Gronchi, amministratore delegato della San Miniato, pur nel dimostrare comprensione per la vicenda umana di Vezzosi, spiega che la banca ha seguito corrette procedure di legge. Nel 2003 Vezzosi ha concesso ipoteca volontaria sui beni personali a garanzia dei debiti dell’azienda poi fallita. La banca ha prima chiesto un decreto ingiuntivo e iscritto ipoteca sul bene. La villa, che ha un valore di quasi 2 milioni e mezzo, di proprietà di Vezzosi è passata alla società immobiliare San Genesio della stessa Cassa di San Miniato, poi è stata venduta all’inizio dell’anno. Il ricavato ha coperto solo in parte il debito con la San Miniato.
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